Interviste

Tamburi: «Furla in Borsa nel 2017 e presto nuovi acquisti nel lusso»

Furla e Eataly in Borsa nel 2017: Giovanni Tamburi di Tamburi Investment Partners svela i suoi programmi. «Investitori come noi hanno il compito di aiutare le aziende a raggiungere la leadership, ad aggregarsi e a creare realtà sempre più competitive a livello internazionale».

 

In un'intervista pubblicata oggi (30 maggio) su CorrierEconomia, l'investitore ha dato anche altre informazioni sull'intesa raggiunta con la famiglia Furlanetto e ha commentato l'uscita del ceo  Eraldo Poletto, passato in Ferragamo. «È stata una combinazione di tempi, ma sapevamo che sarebbe andato via, le trattative durano molto tempo. E, infatti, i nostri progetti non cambiano.

 

«In tutte le società in cui investiamo - prosegue - il management può uscire, ma le aziende contano più dei manager e Furla ha un posizionamento e un’anima, rappresentata dalla signora Furlanetto, per cui siamo stati felici di essere stati considerati il partner migliore».

 

I piani di Tamburi per Furla vanno oltre l'Ipo. « È un’azienda che deve crescere attraverso le aperture di negozi». Eppure, come fa notare la giornalista Maria Silvia Sacchi all'intervistato in questo momento c’è una riflessione in corso sull’opportunità di continuare a investire nel retail.

 

«È vero, e anche noi stiamo riflettendo su questo tema - risponde- . L’incremento dei punti vendita dei grandi retailer nel mondo sta rallentando, per esempio non è più così necessario essere presenti nelle famose 50 città cinesi che sembravano obbligatorie. Ma bisogna stare attenti a non innamorarsi delle mode e correre dietro a fenomeni che sono più raccontati che realtà.

 

«Quello che stiamo osservando - prosegue - è che in Europa il trend dell’ecommerce è più lento di quanto si potesse pensare e che anche chi compra via internet vuole comunque poter toccare la merce, cambiare taglia o colori. E Amazon ha appena aperto 300 librerie fisiche».

 

Sui futuri investimenti della sua investiment bank, Tamburi racconta: «abbiamo appena terminato uno dei più grandi fund raising fatti sulle famiglie imprenditoriali, 550-600 milioni di euro, che si uniscono al miliardo e 900 milioni già investiti».

 

Dove saranno spesi? «Restiamo nei settori che conosciamo e che ci piacciono, quelli delle aziende industriali italiane. Meccanica, tecnologia, distribuzione, made in Italy, nautica, lusso».

 

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