Lotta ai falsi

La Iacc ci ripensa: Alibaba non entra nella coalizione anti-contraffazione

L'Iacc-International Anti-Counterfeiting Coalition sospende l'adesione di Alibaba, dopo l'ok di poco più di un mese fa che ha portato alla decisione, da parte di brand come Gucci, Michael Kors e Tiffany & Co, di uscire dall'aggregato per la lotta alla contraffazione.

 

Le ragioni del nuovo orientamento della coalizione, che conta 250 membri in rappresentanza di 40 Paesi, non sono ben chiare. Come riportano i media americani, la Iacc si è mossa «tenendo conto delle preoccupazioni sollevate dai membri».

 

Tra le ipotesi che circolano c'è invece quella legata al presidente di Iacc, Robert Barchiesi, in conflitto di interessi dal momento che pare detenga una partecipazione in Alibaba e che abbia favorito l'ingresso della società nell'associazione.

 

Il collosso cinese dell'e-commerce (nella foto, uno dei campus ad Hangzhou) è accusato dai marchi del lusso di facilitare le vendite di prodotti contraffatti online su alcune sue piattaforme, tra cui Taobao.

 

Come riporta il South China Morning Post, nonostante la sospensione Alibaba vuole dare un vero e proprio giro di vite alla commercializzazione dei falsi collaborando con i brand, i governi e i partner industriali.

 

Per esempio Taobao, il più grande negozio online di Alibaba, sta cambiando le regole per quanto riguarda i brand del lusso: dal 20 maggio chi li vende dovrà certificare che si tratta di prodotti autentici.

 

Il gruppo fondato da Jack Ma ha anche reso noto di avere aiutato la polizia di Guangzhou nel sequestro di oltre 6mila prodotti fake Louis Vuitton. Lo scorso 28 aprile è stato invece siglato un memorandum of understanding con la polizia di Putian (provincia del Fujian), per unire le forze nel contrastare la vendita di prodotti contraffatti nei settori farmaceutica, prodotti per l'infanzia, componenti per auto ed elettrodomestici.

 

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