Lutti

Il mondo della moda piange il genio di Alaïa: «Grande couturier e vero artista»

La scomparsa di Azzedine Alaïa ha suscitato il cordoglio unanime del mondo della moda, che lo ricorda con affetto e ne rimpiange il genio. Un tributo doveroso a un couturier che non si è mai voluto piegare alle logiche del mercato, sempre corente con il proprio stile e le proprie convinzioni. «Lo stilista che non ha mai seguito nessuno, ma che tutti hanno seguito», come ha sintetizzato Riccardo Tisci.

 

Spentosi sabato scorso a Parigi all'età di 78 anni, Azzedine Alaïa aveva la capacità unica di rendere belle tutte le donne, anche le meno dotate, rispettando l'unicità delle loro forme, lontano dal concetto di trend, a lui sconosciuto, al punto che spesso ripresentava per due stagioni lo stesso abito. A lui si deve il merito di aver saputo plasmare il corpo realizzando abiti aderenti e modellanti, senza mai scadere nella volgarità.

 

Era amato dalle donne più belle e famose del mondo, da Greta Garbo a Grace Jones e Inès de la Fressange fino a Naomi Campbell, che proprio lui aveva lanciato in passerella nel 1986, quando era appena sedicenne e che gli è sempre rimasta profondamente legata, al punto da chiamarlo "il mio papà".

 

Non a caso lo scorso luglio era stata Naomi Campbell ad aprire l'ultima sfilata di alta moda di Alaïa, nella sua casa atelier di rue de la Verrerie, dopo sei anni di silenzio. Alla libertà Alaïa non aveva voluto rinunciare. Le logiche e i ritmi frenetici della moda non lo avevano mai coinvolto: preferiva tenersi ai margini del sistema, decidendo lui se e quando sfilare.

 

«Ho sempre ammirato e apprezzato la sua onestà intellettuale e l'originalità del suo pensiero, che sono qualità rare», ha dichiarato Miuccia Prada. «Abbiamo perso un genio indiscutibile - è il commento di Donatella Versace -. Sia io, sia mio fratello Gianni, abbiamo sempre amato e ammirato Alaïa, non solo per la sua creatività unica ma soprattutto per la persona che era e per il suo cuore grande. Ha lasciato un segno indelebile».

 

Le reazioni del mondo della moda alla scomparsa di Alaïa raccontano meglio di ogni biografia il valore di quest'uomo. «Era un grande couturier - ha detto François-Henri Pinault, presidente e ceo di Kering -. Tutto ciò che lo riguardava era al top: la couture, l'arte, gli standard a cui mirava, la sua dedizione al lavoro, la conoscenza delle tecniche di lavorazione e tutte le donne che ha vestito. Era un artigiano nel senso nobile del termine e un uomo fieramente attaccato alla sua libertà. Era un amico».

 

«Un artista nel vero senso della parola - è il commento di Andrew Bolton, curatore dell'Art's Costume Institute del Metropolitan Museum di New York -. La sua ricerca della perfezione, che si traduceva in una rielaborazione quasi feticistica delle tecniche della couture, non solo ha superato l'arte della moda ma ha cambiato il corso della storia del fashion».

 

«Dai tempi del suo primo atelier a Parigi, in rue de Bellechasse, ha fatto vestiti per un gruppo sempre più nutrito di clienti fedeli - ha raccontato Cathy Horin, critica moda per The Cut -. Ha conquistato la loro fiducia lavorando come un vero couturier. Niente schiere di assistenti, niente uffici stampa incombenti, ma solo l'ossessione di rimanere concentrato sul corpo delle donne, di stare attento al modo in cui camminavano per le strade».

 

«Un'anima bella e piena di talento. Sono stata così fortunata ad averlo conosciuto e ad aver lavorato con lui», lo ha ricordato Madonna.

 

Nato a Tunisi nel 1940, Alaïa è stato appassionato di moda fin da bambino. Dopo aver studiato all'Accademia delle Belle Arti di Tunisi, nel 1957 si trasferisce a Parigi, che da subito riconosce il suo genio aprendogli le porte degli atelier più prestigiosi. Da Christian Dior a Guy Laroche, dove lavora come assistente fino al 1963, anno in cui apre il suo primo atelier sulla Rive Gauche. Un percorso che culmina, nel 1980, con la prima sfilata di prêt-à-porter.

 

A metà degli anni Novanta, dopo la scomparsa della sorella, si era ritirato dalle scene, continuando a lavorare per le sue clienti e realizzando le sue linee di prêt-à-porter. Nel 2000 aveva ceduto alle insistenze di Patrizio Bertelli cedendogli la griffe, che si era poi ripreso nel 2007, siglando un accordo con il gruppo Richemont, che oggi detiene una quota rilevante del business. Una liaison che nel corso degli anni non ha mai impedito ad Alaïa di restare fedele alla sua libertà e alle sue visioni.

 

Nella foto, un'immagine tratta dalla pagina Instagram ufficiale di Azzedine Alaïa ritrae il couturier con Mariacarla Boscono, vestita con una creazione della collezione alta moda inverno 2017

 

 

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