Lutto nel mondo della moda

Addio a Laura Biagiotti, la regina del cashmere

Il mondo della moda italiana perde una protagonista di primo piano. Si è spenta questa notte a Roma a 73 anni Laura Biagiotti, definita dal New York Times la "regina del cachemire": è stata tra gli apripista della grande avventura del made in Italy nel mondo, partita nel 1972 con la collezione omonima, divenuta sinonimo e simbolo della creatività del Belpaese.

 

La storia di Laura Biagiotti è un percorso costellato di date importanti, sfilate epocali e premi prestigiosi: è stata anche la prima stilista italiana a sfilare a Pechino (nella foto), alla conquista negli anni Ottanta di una Cina ancora tutta da scoprire.

 

Nata nel 1943 Laura affianca giovanissima, nei primi anni Sessanta, la madre Delia Soldaini Biagiotti nella nota sartoria romana di via Salaria, in un momento in cui tutto evolve a velocità vertiginosa nel mondo della moda.

 

Nel 1965 la prima intuizione: Laura fonda con alcuni partner la società Biagiotti Export, per acquisire la produzione e distribuzione delle grandi griffe dell'Alta Moda romana, tra cui Schuberth, Capucci, Litrico e Barocco.

 

Nel 1972 il grande passo: debutta la prima collezione Laura Biagiotti, che sfila a Firenze nella Sala Bianca, pronta a spiccare il volo verso Milano, insieme alle creazioni di altri grandi visionari al pari di lei, come Missoni, Walter Albini, Krizia e Ferré.

 

Sono anni di grandi affermazioni per Laura, che si fa apprezzare per la moda raffinata e romantica e per la maglieria preziosa, di cui il cashmere è l'ingrediente fondamentale, interpretato con uno spirito nuovo.

 

Accanto a lei il marito Gianni Cigna, compagno di vita e alleato nel lavoro fino alla sua scomparsa nel 1996. Con lui Laura riporta agli antichi splendori il Castello di Marco Simone, a Guidonia, che acquista nel 1980 ed elegge a propria abitazione e quartier generale. La stilista-imprenditrice era lì, mercoledì sera, quando si è sentita male.

 

Tra i record della Biagiotti anche la sfilata di Mosca nel 1995: è prima creatrice a passare la frontiera di questo Paese, che le apre le porte della vecchia sede del Pcus. Nel 1997 è il momento de Il Cairo, dove porta la sua moda in occasione di una giornata charity organizzata dalla Croce Rossa.

 

Nel frattempo Lavinia cresce ed è pronta per la discesa in campo insieme alla madre, all'indomani della scomparsa del padre, vicino a lei a ogni finale di sfilata, a condividere le fatiche di una maison che identifica 70 collezioni di abbigliamento e accessori, tra le quali la linea di prêt-à-porter, il junior Laura Biagiotti Dolls, le borse, la pelletteria, gli occhiali da sole e i profumi, che oggi sono un universo di fragranze, tra cui l'iconico Roma, dedicato alla sua città.

 

Intanto fioccano i riconoscimenti lungo il tragitto: l'onorificenza di Cavaliere del Lavoro nel 1995, la presidenza del Comitato Leonardo, dal 2000 al 2008, il Prix Femmes d'Europe nel 2001 per aver contribuito a promuovere la partecipazione della donne allo sviluppo dell'unificazione europea e addirittura un Biagiotti Day, indetto nel 2004, ossia una serie di eventi dedicati al marchio, motivati dal legame speciale di Laura con la Città Eterna.

 

E poi l'arte, passione costante e amore di lunga data, perché non a caso, prima di affiancare la madre in sartoria, Laura aveva intrapreso gli studi di Archeologia Cristiana all'Università La Sapienza di Roma.

 

L'arte che diventa oggetto di attenzione e di cura, con le numerose sponsorizzazioni e donazioni, come il restauro della Scala Cordonata del Campidoglio e il recupero delle Fontane di Piazza Farnese a Roma.

 

Ma anche l'arte come collezionismo: insieme a Gianni Cigna Laura ha messo insieme il nucleo più importante di quadri del pittore futurista Giacomo Balla, parte della Fondazione Biagiotti Cigna.

 

Una collezione esposta nel 1996 a Mosca, nel museo Puskin, nel 1998 a Roma, nel Chiostro del Bramante, e di recente approdata a Londra, alla Estorick Collection, dove resterà fino al 25 giugno.

 

Un segno che resta, dopo che lei se ne è andata.

 

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