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La Perla: ci si attende un'asta movimentata

All'asta di domani - a Bologna, davanti al giudice Maurizio Atzori - si deciderà il destino di La Perla e non è detto che a disputarsela siano solo Veronesi e Scaglia. Tra gli offerenti per l'azienda in difficoltà spunta, tra le altre, l'ipotesi Crescent HydePark.

 

Secondo rumors riportati dall'agenzia Ansa, il gruppo della lingerie di alta gamma in mano al fondo americano JH Partners interesserebbe al fondo panasiatico che da circa un anno controlla il Gruppo Sixty (realtà che però non riesce a ripartire, tanto che lo scorso aprile ha richiesto al Tribunale fallimentare di Chieti il concordato preventivo).

 

Tra i pretendenti di La Perla vi sarebbe pure un gruppo industriale israeliano, che alcuni identificano con Delta Galil Industries. Chi vorrà partecipare alla gara dovrà versare entro oggi un deposito, a garanzia, di 3 milioni di euro.

 

Intanto Silvio Scaglia, che agisce attraverso la holding Sms Finance, avrebbe rassicurato i sindacati che il suo sarebbe un progetto a carattere industriale e manifatturiero, non un'operazione finanziaria. Progetto per il quale verrebbero offerti 155 milioni di euro, 45 dei quali finalizzati all'acquisto, 10 alle esigenze immediate di cassa e 100 allo sviluppo. In due anni il fondatore di Fastweb sembra punti a raddoppiare i negozi (da 100 a 200). L'impegno principale è però garantire tutti i dipendenti italiani e l'operatività nella sede storica di Bologna. Nei piani vi sarebbe anche quello di sviluppare sinergie con la controllata Elite World, che si occupa di model management, eventi, scouting, format televisivi e digitali.

 

Di Calzedonia si sa invece che il fondatore Sandro Veronesi al momento è più propenso a non presentarsi all'asta per rilanciare l'offerta di Scaglia, come ha dichiarato a Il Sole 24 Ore. L'imprenditore, già interessato a La Perla sette anni fa (la famiglia fondatrice Masotti preferì JH Partners), nei giorni scorsi aveva formulato un'offerta per l'azienda di 70 milioni di euro, previa richiesta di concordato preventivo (l'iter si è bloccato quando è stato deciso di indire un'asta), La sua proposta prevedeva inoltre di salvare 437 dei 590 dipendenti della fabbrica bolognese.

 

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