Mercati

Cina: cambia la tassazione per l'e-commerce. Si vuole colpire il daigou e il parallelo

Da venerdì scorso, 8 aprile, in Cina sono cambiate le regole di tassazione per lo shopping online di prodotti esteri. Una scelta che che, pare, voglia disincentivare nello specifico il mercato del parallelo e del daigou, aumentando i prezzi dei prodotti, in special modo di lusso. Che non sarebbero così più competitivi.

 

Come si legge su wwd.com, il nuovo sistema di tassazione riguarda tutti gli articoli provenienti da oltreconfine, comprati dai cinesi della mainland su piattaforme come Alibaba, JD.com, Amazon e Taobao.

 

Se prima questi prodotti venivano considerati come una categoria a parte, a cui applicare un unico “pacchetto fiscale”, adesso sono soggette a dazi, oneri doganali e Iva, come tutte le merci di fatto importate nel Paese.

 

Tutto ciò potrebbe rallentare la forte crescita dell’e-commerce cross-border nella Repubblica Popolare che, secondo il Ministero del Commercio cinese, quest’anno dovrebbe raggiungere i 6,5 trilioni di yuan (circa 879 milioni di euro).

 

In particolar modo, come sottolinea Patrice Nordey, ceo della digital agency Velvet, basata a Hong Kong, il nuovo regime fiscale è un espediente utilizzato dalle autorità, per cercare di porre fine all’escamotage utilizzato per anni dai cosiddetti agenti del daigou e dagli importatori del parallelo: ovvero pagare meno tasse, acquistando i prodotti all’estero che poi arrivano in Cina, e quindi veicolandoli al consumatore finale attraverso le piattaforme come Taobao o i negozi vituali di WeChat.

 

Questo provvedimento colpirebbe soprattutto  il lusso, a partire da abbigliamento e accessori, che all’estero costano molto meno, mentre in Cina tra Iva e altri dazi, raggiungono prezzi decisamente elevati.

 

È evidente che se i daigou agent e i parallelisti importatori in generale dovranno comunque pagare queste tasse, il cliente finale sarà disincentivato dall’utilizzare il grey market.

 

 

 

 

 

stats