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Turbolenze in Cina: le reazioni di Ferragamo, Adidas e Inditex

In Cina - quinto mercato del lusso mondiale - Ferragamo ritocca la strategia retail, dopo le turbolenze innescate dalla svalutazione dello yuan. Adidas, tra gli status symbol dello sportswear, resiste con fiducia. Il fast fashion di Inditex, invece, rallenta l'espansione.

 

In occasione della recente pubblicazione dei risultati semestrali, Ferragamo ha riconfermato che l'Asia-Pacifico è il suo maggiore mercato (+7%) e ha rivelato che nei negozi diretti in Cina le vendite sono aumentate del 17% da gennaio a fine giugno 2015. Hong Kong e Macao, classiche mete dello shopping cinese, hanno invece evidenziato «un ulteriore deterioramento». Il ceo Michele Norsa, ha detto agli analisti che la situazione «resta molto volatile» e che il mood nelle ultime settimane è stato negativo. «Ma noi - ha anticipato - lavoriamo molto sull'efficienza e siamo fiduciosi che possa migliorare». Il marchio proseguirà con le aperture di nuovi negozi ma più piccoli, visto che il consumatore locale ha l'abitudine di acquistare all'estero e online.

 

La svalutazione dello yuan, questo mese, con il conseguente calo del potere d'acquisto dei cinesi, nonché i recenti dati economici (come la previsione di una crescita sotto il 7% per il 2015 e il rallentamento dell'export, -8,3% in luglio rispetto a un anno prima) e il crollo degli indici di Borsa non preoccupano nemmeno i vertici di Adidas. Di ritorno da un viaggio in Asia, il ceo Herbert Heiner ha dichiarato al Frankfurter Allgemeine Zeitung che il gruppo sta resistendo alla crisi cinese e che gli articoli sportivi resteranno di moda e avranno una forte domanda, anche perché Adidas, nel settore, è un brand «status symbol». Come fa osservare Reuters, nonostante il marchio sia noto in Cina, è svantaggiato rispetto a Nike, perché il calcio (sport nel dna di Adidas) e meno popolare del basket (territorio dove il brand americano è dominante).

 

Quanto a Inditex - colosso spagnolo cui fanno capo insegne come Zara, Massimo Dutti e Oysho - ha rallentato la sua espansione nell'ex Celeste impero, dopo avere realizzato un network di 500 negozi, raggiungendo 60 città. Lo ha rivelato nei giorni scorsi El Economista. Negli ultimi tre anni Inditex ha aperto più di 110 nuovi store ma nel primo trimestre 2015 ha avviato solo 8 store (44 nello stesso periodo del 2014).

 

I titoli di moda e lusso quotati alla Borsa di Milano sembrano soffrire della situazione cinese anche nella seduta odierna. In chiusura Tod's registra un -1,58%, Ferragamo un -2,2%, Cucinelli un -2,96% e Aeffe un -4,7%. L'indice Ftse Italia all-share subisce un calo più contenuto: -0,69%. Negativi anche gli indici Nasdaq e Dow Jones (-0,59% e -0,63% rispettivamente), all'apertura dei mercati fazionari Usa. A conferma che le tensioni non sono ancora finite, questa mattina la Borsa di Tokyo ha chiuso con un -1,28% e quella di Shanghai con un -0,82%. L'Hang Seng di Hong Kong ha terminato con un debole +0,27%.

 

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