Mercato

Milano Moda Uomo: i compratori italiani tornano alle sfilate

Cresce la presenza dei buyer italiani a Milano Moda Uomo (come a Pitti): un segnale positivo che fa sperare in una leggera ripresa del mercato interno. Nel complesso i compratori del Belpaese promuovono le proposte maschili per il prossimo inverno. I budget sono confermati.

 

È bastato un colpo d’occhio alle sfilate per accorgersi che c’erano più volti noti di negozianti italiani rispetto alle ultime stagioni. Forse perché si avverte un leggerissimo ottimismo. Forse perché chi non veniva più a Milano o, se veniva, preferiva risparmiare tempo facendo gli ordini nelle showroom, ha capito che comunque è meglio partecipare e fare anche squadra, stando con gli altri colleghi.

 

«Più positività, più equilibrio e molta concretezza»: Beppe Angiolini sintetizza con queste parole le quattro giornate dedicate al prêt-à-porter maschile, aggiungendo: «Bisogna unire le forze affinché la moda italiana possa avere tutti riconoscimenti che si merita. Da parte nostra ce la stiamo mettendo tutta e lo dimostra anche la maggiore presenza alle sfilate di negozianti italiani». 

 

Ieri, al cocktail di chiusura della manifestazione, Mario Boselli, presidente della Camera della Moda, ha detto che il rialzo dal 2,5% al 5,4% delle previsioni di fatturato del tessile-abbigliamento italiano per il 2014 è in buona parte dovuto alla crescita del mercato interno. «Però non è scontata la tenuta delle aziende», ha messo in guardia Boselli, riferendosi probabilmente anche ai contenuti dell’intervista rilasciata ieri da  Diego Della Valle, vice presidente della Camera della Moda,  a un noto quotidiano (vedi news).

 

«Stanno tornando i clienti italiani dopo stagioni di latitanza: incrociamo le dita e speriamo che il trend continui» conferma Giovina Moretti di Gio Moretti in via Spiga nel cuore del quadrilatero milanese.

 

«Sono soddisfatto della rassegna milanese, non solo per quanto ho visto, ma anche per i tanti colleghi presenti e questo è sicuramente  rincuorante - commenta Pancrazio Parisi, delle boutique Parisi a Taormina -. Il ritorno alla sartorialità, alle belle giacche e ai bei cappotti, interpretati in varie forme e modi, con dettagli particolari  e materiali ricercati - come hanno fatto, tra gli altri, Etro, Gucci, Dolce& Gabbana e Stefano Pilati per Zegna - è sicuramente positivo, anche perché esalta le peculiarità del made in Italy».

 

«Non manca certo la scelta nel nuovo classico declinato in tutte le sue possibili sfaccettature - osserva Flaminio Soncini di Tony Boutique a Magenta, alle porte di Milano e presidente onorario della Camera dei Buyer - dal look  “perfettino” di Giorgio Armani  a quello all’inglese più “morbido” di Gucci, fino all’immagine easy di Iceberg». «Purtroppo siamo dentro a un sistema chiuso, come l’ambientazione di alcuni fashion show, a partire da Dsquared2, ha ben evidenziato. Bisogna aprirci al mondo - conclude Soncini - e sinergicamente promuovere il made in Italy nella sua interezza: moda, design e food». (Nella foto compratori italiani alla sfilata di ermanno Scervino).

 

 

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