Mercato

Stop alle promozioni anticipate in Lombardia. I commenti di Borghi e Cobolli Gigli

La Regione pone un freno alle promozioni anticipate e per un anno torna alle vecchie regole: l’8 giugno terminano infatti i 12 mesi di sperimentazione che hanno permesso in Lombardia di effettuare ribassi nei 30 giorni antecedenti l’inizio ufficiale dei saldi. Se ne riparlerà nel giugno 2014. Per Borghi è una “scelta ragionevole”. Cobolli Gigli è invece contrario.

 

“Ci pare, al di là delle convinzioni personali, che la soluzione proposta dalla Regione di tornare alla vecchia normativa per un anno, per poi tirare le somme su dati attendibili sia ragionevole” dichiara a fashionmagazine.it Renato Borghi, presidente di Federazione Moda Italia, che nel 2012 ha accolto con favore la sperimentazione.

 

Federdistribuzione, a cui fanno capo i grandi gruppi commerciali, chiede invece il via libero definitivo alle promozioni  30 giorni prima dei saldi: il presidente Giovanni Cobolli Gigli in una lettera-appello a Maroni avverte che il calo dei consumi ha raggiunto livelli allarmanti e che questo divieto farà proliferare un sottobosco di promozioni non dichiarate, alimentando la concorrenza sleale tra operatori.

 

In un periodo drammatico per le vendite di moda, ma non solo, è chiaro che la possibilità di anticipare gli sconti da un lato raccoglie molti consensi dai commercianti, che sperano di recuperare  prima possibile i mancati guadagni in corso di stagione e, dall’altro, suscita opposizione da parte di coloro che invece non vogliono cedere al ribasso a tutti i costi, anche in tempo di crisi.  

 

L’assessore regionale al commercio Alberto Cavalli spiega che per le prossime due stagioni (quella estiva e la prossima invernale) si riprenderà con la programmazione ordinaria dei saldi (e pertanto per acquistare in modo conveniente bisognerà attendere il prossimo 6 luglio).  E poi l’anno prossimo si farà un bilancio.

 

È comunque sotto gli occhi di tutti che, legge o non legge, molti negozi hanno già incominciato a scontare sottobanco. Ed è questa la principale critica dei dettaglianti che si schierano a favore, ovvero evitare che il mercato corra su binari differentiati, avvantaggiando alcuni (spesso i gruppi più importanti) e penalizzando altri (il dettaglio indipendente).

 

 

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