Moda femminile

Womenswear: export in progress (+2,8%), soffrono ancora i consumi interni (-3%)

«La situazione alla vigilia della fashion week di Milano è positiva, aspettiamo di vedere cosa decideranno i compratori alle fiere». Raffaello Napoleone, a.d. di Pitti Immagine, ha commentato i risultati del womenswear nel 2016 e nei primi mesi del 2017: «Il settore moda cresce per il terzo anno consecutivo (+1,3%). Continuano a mordere il freno i consumi interni».

 

«Buono il dinamismo della filiera moda donna nella nostra economia - ha aggiunto il manager - con un fatturato complessivo di 12 miliardi e 950 milioni di euro (ossia il 24,5% del totale del tessile-moda), contro i 9 miliardi dell'uomo, con entrambi i comparti interessati da una progressione dell'1,3%». Tutti i settori hanno performato bene, eccetto la pelle, che ultimamente ha registrato risultati deludenti, con la maglieria punta di diamante a +30%.

 

L'export ha sfiorato quasi gli 8 miliardi, un dato molto alto rispetto al totale del giro di affari, di cui rappresenta quasi una quota del 62%, in crescita costante da cinque anni, con un +2,8% nel 2016.

 

Significativo il dato dell'import (4,2 miliardi), che registra un leggero decremento dello 0,6% rispetto alle progressioni degli anni passati, a conferma dell'attività di reshoring nella parte più alta del mercato.

 

Si conferma la situazione di stagnazione dei consumi interni, diminuiti di ben il 20% negli ultimi sei anni, per un totale di 10 miliardi di euro (-3%).

 

Uno scenario che rimanda al panorama della distribuzione in Italia. «Tanti anni fa - ha sottolineato Napoleone - il mercato del commercio era appannaggio delle boutique, che detenevano una quota tra il 50 e il 60%. Oggi questa quota si è ridotta al 21% (- 16,6% nel 2016), con le catene a fare la parte del leone (46%), benché in fase calante (-3,7%) rispetto al 2015, e con alcune insegne che stanno chiudendo negozi. In decremento anche i fatturati degli outlet. La grande distribuzione rappresenta il 14% del mercato, con un +7,9% e con le grandi superfici in evoluzione del 14%.

 

Cresce del 28% il digital, che però al momento rappresenta solo il 4% del fatturato del Tessile Moda. A questo proposito Napoleone ha citato una ricerca di Deloitte sul mercato del lusso a livello internazionale, che vede le vendite online aggiudicarsi una quota dell'8%, con la previsione di arrivare al 14-15% entro il 2022. «Segno che la maggior parte degli acquisti si continua a fare nei negozi fisici» ha commentato.

 

Per quanto riguarda i primi cinque mesi del 2017 (gennaio-maggio), si conferma la tendenza positiva per il comparto, con l'export a quota 3,3 miliardi (+3,8%), quindi meglio del dato relativo al 2016, e con un buon andamento sia in Europa che fuori dal Vecchio Continente. L'import continua a scendere (-0,4%) per un totale di 1,8 miliardi di euro.

 

La Francia, primo mercato per le nostre vendite, segna un 1,1%, coprendo l'11% dell'export, la Germania rappresenta il 10,3% e sale del 2,3%, gli Usa continuano a performare bene nonostante la chiusura dei grandi magazzini, con una quota del 7,9% sul totale export a +4,1%.

 

Hong Kong copre il 7% e cala dello 0,7%, «segno che non sono stati ancora registrati i benefici del cambio di normativa che ha riaperto le frontiere tra Hong Kong e Macao», ha puntualizzato Napoleone. Va a passo spedito la Svizzera, nostra base logistica, mentre l'Uk, che rappresenta il 6,7% dell'export è salita del +7,4% («Non ha risentito degli effetti della Brexit»). Cresce un po' meno il Giappone, perché ancora in sofferenza, mentre la Cina, che oggi rappresenta il 3% del turnover oltrefrontiera, è salita dello 0,1%.

 

In conclusione Napoleone ha espresso l'auspicio che le promozioni messe in atto dal Governo per dare slancio al sistema moda possano avere un buon impatto in termini di attrattività, nel corso della fashion week in arrivo.

 

Nella foto, un momento della sfilata di Max Mara Fall-Winter 2017.

 

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