Moda tossica

Greenpeace: proteste contro The North Face a Milano. Intesa con Prato

Gli attivisti di Greenpeace hanno "attaccato" lo store The North Face in Galleria San Carlo, a Milano, per protestare contro l’uso di sostanze chimiche pericolose nell'abbigliamento e negli accessori.

 

Ieri 18 febbraio gli attivisti hanno lanciato coriandoli rossi - simbolo dei composti poli- e per-fluorurati PFC - all’interno e davanti al negozio milanese del brand americano. Nel recente rapporto "Tracce nascoste nell'outdoor", redatto da Greenpeace dopo avere analizzato 40 prodotti, è emerso che un sacco a pelo The North Face conteneva un'elevata concentrazione di PFOA, un PFC a catena lunga collegato a numerose patologie gravi tra cui il cancro.

 

«The North Face - spiega Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace Italia - ha recentemente dichiarato di voler eliminare i PFC entro il 2020 solo dai capi di abbigliamento, continuando così a contaminare consapevolmente l'ambiente, mentre soluzioni prive di queste sostanze sono già disponibili sul mercato. Auspichiamo che il marchio agisca con l'urgenza richiesta ed elimini subito i PFC e le altre sostanze tossiche, firmando un impegno Detox serio e credibile che tuteli l'ambiente e la salute dei consumatori di tutto il mondo».

 

Nei giorni scorsi l'associazione ambientalista ha preso di mira un altro marchio incriminato dal rapporto "Tracce nascoste nell'outdoor". Una quindicina di attivisti europei ha "scalato" la sede di Mammut a Seon, in Svizzera, e vicino all'insegna ha installato un manifesto con lo slogan "Be a leader, Detox now".

 

La scorsa settimana, invece, venti aziende del distretto tessile di Prato hanno sottoscritto l’impegno Detox di Greenpeace: lo standard più elevato che garantisce una produzione di capi privi di sostanze tossiche. Il distretto pratese, che ha una tradizione centenaria e rappresenta circa il 3% della produzione tessile europea, esporta ogni anno più di 2,5 miliardi di euro di prodotti di abbigliamento.

 

«Per la prima volta - dicono da Greenpeace - lo standard Detox viene adottato collettivamente da un'intera filiera produttiva, segno inequivocabile del fatto che una produzione senza l’uso di sostanze tossiche è possibile e alla portata anche di piccole realtà come quelle pratesi. L’accordo interessa più di 13 mila tonnellate di filati e materie prime e oltre 13 milioni di tessuto prodotti ogni anno».

 

Come richiesto da ogni impegno Detox, le aziende hanno pubblicato una lista di sostanze da eliminare completamente entro il 2020 e di alcuni gruppi di sostanze da tagliare in tappe intermedie. Ad esempio i PFC, usati spesso nell'outdoor, che non saranno più utilizzati dall'estate 2016.

 

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