OMNICANALITÀ

Farfetch: le indecisioni sulla Borsa e la conquista di YSL per l'e-commerce in Cina

Josè Neves, fondatore e ceo di Farfetch, non ha ancora deciso dove e quando quotare la società ma conferma che il listing è un passaggio logico. Intanto conquista YSL, primo brand del lusso sulla nuova piattaforma creata in jv con i cinesi di JD.com.

 

Come riportato dai media esteri, secondo Francesca Bellettini, presidente e ceo di Saint Laurent, l'operazione è parte della strategia omnicanale della società e permette di consolidare la presenza sul mercato cinese, dove Saint Laurent conta 18 negozi fisici.

 

A partire da ottobre la griffe di proprietà del gruppo Kering potrà anche beneficiare del servizio di consegna entro 90 minuti, offerto ai clienti online di Shanghai, Pechino e Hong Kong.

 

In giugno JD - secondo maggiore operatore cinese delle vendite online - è diventato uno dei maggiori soci di Farfetch, investendo circa 355 milioni di euro per portare i brand di lusso nella Repubblica Popolare, un mercato il cui valore è stimato a 80 miliardi di dollari.

 

Altri brand come Burberry, Louis Vuitton e Gucci al momento vendono nell'area attraverso gli store online diretti e non in collaborazione con operatori terzi: molte aziende della moda hanno delle riserve in tal senso per il diffuso fenomeno della contraffazione. Saint Laurent avrebbe scelto la joint venture fra Farfetch e JD perché sono stati garantiti ai suoi clienti acquisti sicuri e servizi altamente efficienti.

 

Non è casuale anche il recente accordo di cooperazione siglato fra Kering e Alibaba (principale concorrente di JD) per la protezione della proprietà intellettuale, che prevede anche l'impiego di tecnologie avanzate. Con l'intesa i francesi hanno abbandonato la causa intentata contro il colosso capitanato da Jack Ma, pendente presso la corte distrettuale di New York.

 

Tornando a Farfetch, il business cinese darà ulteriore slancio ai numeri della società, che prima dell'estate è stata oggetto di indiscrezioni in merito a un possibile listing alla Borsa di New York (si stima una valutazione di circa 5 miliardi di dollari).

 

In una recente intervista rilasciata al Telegraph, Neves ha detto in proposito: «Non abbiamo deciso dove o quando. Gli Stati Uniti sono il nostro maggiore mercato ma non conta, perché siamo un business globale».

 

E ha aggiunto: «Questa è una tappa logica per l'azienda. Abbiamo solide basi, un cash flow positivo e perciò non dobbiamo raccogliere altri fondi, ma abbiamo come investitori società di venture capital e private equity che necessitano di una via d'uscita».

 

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