OROLOGI E GIOIELLI

Richemont: le lancette del business rallentano. E scatta l'incubo tagli

Richemont dovrebbe aprire questo mese le trattative con i sindacati per tagliare 200-250 posti di lavoro, a causa del perdurante calo della domanda di orologi di alta gamma. L’azienda svizzera, a cui fanno capo marchi come Cartier, IWC, Van Cleef & Arpels e Dunhill, ha declinato di commentare la notizia relativa all’eventuale riduzione di organico. Circa il 30% del personale risiede in Svizzera.

 

All’inizio del mese la società aveva comunicato un utile in discesa del 51% a 540 milioni di euro nel primo semestre dell’anno e una flessione del fatturato del 12,6% a 5,09 miliardi di euro. In particolare, la divisione specializzata negli orologi, che include nomi come Vacheron Constantin, Panerai e Piaget, ha visto le vendite contrarsi del 17% nel semestre, mentre i brand forti nei gioielli della casa, ma che annoverano anche i segnatempo nella loro offerta, sono calati del 13%.

 

Nel corso dell’ultimo anno Richemont ha sistematicamente riacquistato i suoi orologi più prestigiosi, molti dei quali dei Cartier in oro, dai rivenditori terzi, e raccolto gioielli e fuso metalli preziosi. Questa operazione viene fatta per aiutare i partner commerciali a liberarsi degli stock senza ricorrere a delle promozioni ed è costata 249 milioni di euro nel semestre.

 

Come fa notare wwd.com, il forte franco svizzero e la crisi del business degli orologi di alta gamma hanno frenato il business. Anche il giro di vite sulla corruzione in Cina e i cambiamenti nel turismo e nelle abitudini di acquisto dei consumatori hanno danneggiato il settore dei segnatempo di lusso, soprattutto a carico dei retailer.

 

 

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