PITTI UOMO

Giemme Brandscorporate cresce all’estero. Tintoria Mattei lancia il panciotto

Il gruppo bresciano della camiceria Giemme Brandscorporate chiude il 2016 con un fatturato di circa 30 milioni di euro per il 50% realizzato all'estero. Usa, Giappone, Corea del Sud e Nord Europa le aree di sviluppo. Fra i marchi di punta, Tintoria Mattei, che a Pitti ha presentato proposte unconventional, moderne e cool. Novità: il panciotto.

 

«L’informale di ieri diventa il formale di oggi - osserva Ivan Serravalle, responsabile dell’ufficio stile del brand -: un classic rétro, da indossare con abiti decostruiti, che rendono l’uomo ricercato. L’accessorio distintivo? Il panciotto, nuova entrata dell’autunno-inverno 2017/2018: rappresenta uno scorcio sul passato, quando gli uomini si chiamavano gentleman e la moda era una questione di intelligenza e cortesia».

 

In particolare, il brand ha lavorato sui materiali quadrettati, tartan e seersucker, rivisitati e ispirati al Nord Europa.

 

Il gruppo bresciano della camiceria, con oltre 50 anni di attività alle spalle e sei brand consolidati (oltre a Tintoria Mattei, Le Sarte Pettegole, New England, Dnl, Caliban e Guglielminotti) chiude positivamente il 2016: il fatturato complessivo è stato di circa 30 milioni di euro, per il 50% realizzato all'estero.

 

In particolare, gli Stati Uniti in soli due anni hanno generato il 10% del giro d'affari sviluppato con l'export e contano già più di 100 clienti attivi. «Gli Usa sono un mercato molto difficile - spiega l'a.d. Giovanni Cattina -. Qui abbiamo creato una società ad hoc, Gruppo Mattei, con showroom presso 501 Madison. Abbiamo investito in spazi e risorse umane e siamo riusciti ad arrivare al break even: siamo soddisfatti, soprattutto per il riscontro ottenuto dalle nostre linee di punta, Le Sarte Pettegole (donna) e Tintoria Mattei (uomo), ma c'è ancora molto da fare».

 

Altre aree di sviluppo sono il Far East, in particolare Giappone e Corea del Sud («La Cina al momento non ci interessa»), e il Nord Europa («Germania e Svizzera sono sempre stati mercati importanti per noi, ora si aggiungono Svezia, Olanda e Danimarca»).

 

L'obiettivo è arrivare a generare il 70% dei ricavi all'estero. «Abbiamo 140 dipendenti in Italia. Realizzare un prodotto made in Italy è il nostro punto di vanto - spiega Cattina -. Negli anni abbiamo scelto di non concentrarci su un unico brand ma di realizzarne sei, ognuno con un suo dna e, di conseguenza, un suo pubblico. Riusciamo a coprire quasi completamente il panorama della camiceria uomo e donna».

 

 

stats