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Enzo Fusco: «Più visibilità a Blauer con la nuova capsule Nyolite»

Un talk sul tema del workwear e del militare in una delle terrazze più suggestive di Firenze, in piazza Santissima Annunziata, ha fatto da introduzione al lancio di Nyolite, nuova capsule collection di Blauer, rivolta al top del mercato. Una freccia in più all’arco della Fgf Industry di Enzo Fusco.

 

«Una proposta che nasce per dare slancio e visibilità al brand, con l’obiettivo di un posizionamento in negozi selezionati in Italia e all’estero - racconta a fashionmagazine.it Enzo Fusco, patron del brand -. Un laboratorio dove studiamo materiali, tinture e concetti, che magari in un secondo momento portiamo nella collezione».

 

La capsule, che ha un target medio di prezzi sell in dai 149 ai 189 euro, utilizza il logo originale realizzato negli anni Sessanta dal marchio americano, legato al mondo delle divise. Sono capi che reinventano gli interni originali delle forze dell’ordine negli Stati Uniti con patchwork di tessuti, combinazioni di materiali diversi e finissaggi speciali come il tinto in capo, che fa parte del dna della label. Un insieme di proposte dal mood street, con forti influenze fashion, leggere e confortevoli.

 

Una novità che Fusco ha voluto presentare in modo inedito, lontano dalla ribalta della Fortezza, con un appuntamento serale: un talk in collaborazione con il magazine tedesco online Highsnobiety - focalizzato su moda, arte, musica e cultura - nella persona del direttore fashion, Atip W, che ha moderato una tavola rotonda alla quale hanno partecipato Enzo Fusco, Michele Lupi, editori in chied di Icon e Icon Design, Maria Cristina Pavarini, senior features editor di Sportswear International, Stephen Monaghan, fondatore e a.d. di Sane Communications eJacopo Pozzati, fondatore dei negozi Soft Store e Ferramenta a Bologna e consulente di stile.

 

Nel corso dell’incontro si è parlato dell’importanza dell’heritage e dell’incontro propizio tra funzione ed estetica nel workwear. Proprio il territorio in cui si muove Enzo Fusco, che ha iniziato da giovane a collezionare capi vintage e militari, con l'obiettivo di reinterpretarli. Un filone che «continuerà ancora a influenzare i giovani e il loro modo di vestire. Anzi, siamo solo agli inizi», ha sottolineato.

 

«Con Blauer ci siamo ricavati una nicchia nel mercato grazie a un marchio che ha una storia lunga 80 anni - ha chiarito -.  Un prodotto dal sapore e dai contenuti autentici. Giacche vere e reali che esprimono un’idea di libertà e movimento, tecnologia e tecnicità: contenuti che rendono un prodotto unico e originale. Basti pensare che nello sportswear l’80% dell’ispirazione parte dalle divise. Poi è l’interpretazione a fare la differenza».

 

«La praticità e l’utilità sono concetti molto importanti nel mondo dell'abbigliamento: tutti hanno in guardaroba una giacca militare, dei pantaloni work o degli stivali. È tutta questione di dosare questi ingredienti nel guardaroba e di saper interpretare i materiali utilizzati», ha sottolineato Lupi.

 

«Sul fronte dei tessuti tutto è stato già inventato - ha detto Fusco -. Ci sono addirittura dei materiali con Gore-Tex usati dalla polizia americana che possono fermare il sanguinamento, in caso di ferite. Ma sono tessuti costosissimi, che non vanno bene su larga scala. L'importante per noi produttori di abbigliamento è essere fedeli al concetto di workwear. Io per esempio uso il Taslan, un tessuto in cotone-poliestere o solo poliestere, trattato antipioggia, che si può utilizzare anche per il tinto in capo, unendo il tecnico con il fashion».

 

Per quanto riguarda la main collection, dopo la presentazione della licenza con Principe per la pelletteria, Fusco svelerà il prossimo settembre il profumo, realizzato in collaborazione con il Gruppo Mavive-Vidal: «Stiamo completando l'offerta merceologica, che oggi comprende anche gli occhiali con Head e le scarpe con Bridge».

 

Una scelta in direzione della politica retail, che oggi per Blauer vuol dire cinque vetrine a Milano, Cortina, Padova, Olbia e Genova: «Una strategia che affrontiamo per gradi e con le nostre forze, visto che per il momento non vogliamo prendere in considerazione l'idea di una partnership con un fondo».

 

Fgf Industry ha chiuso il 2016 con un giro di affari di 38,5 milioni di euro: «Abbiamo quasi recuperato i 12 milioni persi con C.P. Company, che abbiamo venduto nel 2015, e prevediamo di raggiungere i 45 milioni a fine 2017. Un dato positivo». Merito anche dei mercati stranieri, che rappresentano il 35% del turnover, percentuale avviata a salire al 50% entro il 2018: «Scommettiamo su nuovi territori come Corea, Giappone, Scandinavia, Inghilterra e Francia. E andiamo forte nei Paesi dove siamo presenti da tempo, come Germania, Spagna, Olanda, Belgio, che hanno fatto registrare un balzo del 45% con lo scorso invernale».

 

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