Querelle

Dolce&Gabbana: tre giorni di serrata contro il Comune

Non si spegne affatto l'eco della polemica tra l'assessore Franco D'Alfonso e Dolce&Gabbana. I due stilisti chiudono per protesta le boutique milanesi per tre giorni e affiggono in vetrina cartelli enormi con la scritta "Chiuso per indignazione". E controbattono senza mezzi termini.

 

"La chiusura dei negozi di Milano (nove esercizi commerciali) è un segnale del nostro sdegno", dichiarano i due creativi in una nota ufficiale. E proseguono: "Non siamo più disposti a subire ingiustamente le accuse della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Entrate, gli attacchi dei Pubblici Ministeri e la gogna mediatica a cui siamo sottoposti ormai da anni. Questo non solo per noi stessi ma soprattutto per tutti coloro che lavorano per noi".

 

Dolce&Gabbana ribadiscono l'attaccamento a Milano, "dove siamo nati e a cui siamo sempre stati grati". Ma puntualizzano: "Dobbiamo però dire che negli ultimi 30 anni a questa città abbiamo anche dato tanto: prestigio e visibilità internazionale, posti di lavoro e sviluppo economico".

 

La polemica era divampata ieri, quando su Twitter Gabbana aveva tuonato contro il Comune di Milano: "Fate schifo", commentando le dichiarazioni dell'assessore Franco D'Alfonso, che aveva affermato: "Non si dovrebbero concedere spazi agli evasori fiscali", parlando dei due stilisti e della loro condanna in primo grado, contro cui gli avvocati hanno già annunciato ricorso in appello.

 

Un'affermazione aspra, prontamente smorzata dall'assessore con una dichiarazione ufficiale: "Su alcuni organi di stampa - si legge in una nota - è stata riportata una mia frase, non contenuta in un’intervista, ma estrapolata da una conversazione informale riguardante argomenti generali, che non esprimeva certo l’opinione dell’Amministrazione".

 

Ieri sera il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia ha commentato così la questione: "La battuta dell'assessore D'Alfonso è stata improvvida ma la reazione di Stefano Gabbana è stata ingenerosa. Non trovo dunque accettabile che si possa rispondere a una frase infelice offendendo il Comune".

 

Ma tant'è, ormai il sasso è stato lanciato, scatenando le reazioni da parte dei follower di Gabbana su Twitter ma anche delle istituzioni. "Pisapia chieda scusa ai due stilisti cui l'Italia intera deve molto e la smetta di trattare Milano come un soviet", ha dichiarato Daniela Santanché. Le ha fatto eco Riccardo De Corato, vice del Consiglio comunale, secondo il quale il sindaco dovrebbe promuovere la moda piuttosto che denigrarla. Ma c'è anche chi non ci sta. È il caso di Basilio Rizzo, presidente del consiglio comunale, secondo il quale addirittura sarebbe opportuno revocare l'Ambrogino d'Oro a Dolce & Gabbana.

 

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