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Augusto Romano: «Per il rilancio di Meltin’Pot spingiamo su prodotto e retail»

Una collezione oggetto di una strategia di upgrading, una capsule con Fandango e un’apertura a Lecce come inizio di un progetto retail: queste le scommesse di Meltin’Pot,  all’indomani di una fase difficile. Ne parla da Pitti Uomo il patron dell’azienda pugliese, Augusto Romano.

 

«Dopo le fasi della crisi, in Meltin’Pot si torna a guardare al futuro, ora che il concordato è stato omologato – racconta a fashionmagazine.it Romano -. Siamo finalmente tornati in una fase operativa normale».

 

Affidata alla creatività di Augusta Romano (cugina di Augusto) e di Leopoldo Durante, la collezione è stata oggetto di un ripensamento in direzione di un innalzamento di livello, che vede in pista un total look in cui il denim rappresenta il 65% dell’offerta e del giro di affari.

 

«Ci sono sentori di un ritorno del denimwear e noi abbiamo investito molto sulle nostre proposte, interamente prodotte in Italia con tessuti italiani - prosegue Romano -. Abbiamo recuperato i segni tipici del marchio, enfatizzandoli: la M sulle tasche posteriori, la bandierina gialla e le tre cuciture sul davanti».

 

Ad arricchire l’offerta, che punta su jeans molto lavati e trattati, la capsule con Fandango, frutto della liaison con il produttore Domenico Procacci. «Lui è un grande appassionato di jeans e io amo il cinema. Ne è nata una proposta di capi dal gusto pulito, con riferimenti al mondo cinematografico. Sarà venduta nei nostri canali ma stiamo studiando una serie di eventi legati al mondo del cinema per ampliarne la diffusione».

 

Oltre al prodotto, la grande scommessa è sul retail: in maggio è stato inaugurato lo store aziendale nella sede di Matino, in provincia di Lecce, e qualche giorno fa è stata la volta di un punto vendita a Lecce, in via Braccio Martello (angolo via Oberdan). «Intanto valutiamo altri opening con i nostri partner: all’orizzonte potrebbero esserci Bari e Roma».

 

Oggi Meltin’Pot è distribuita in 1.300 punti vendita, di cui 700 in Italia. Nel 2014 l’azienda ha realizzato un giro di affari di 21 milioni di euro. «Siamo lontani dai tempi in cui fatturavamo 80 milioni di euro ma almeno in questo anno abbiamo fermato la discesa. Sono state stagioni difficili, che hanno comportato sacrifici importanti: abbiamo dovuto tagliare 250 persone su un organico di 320 addetti. Un passo difficile. Ma ora dobbiamo guardare avanti».

 

 

 

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