STRATEGIE

American Vintage: dieci anni col turbo e ora primo store italiano a Roma

Nato in Francia nel 2005 da un'idea di Michäel Azoulay, American Vintage aprirà il 2 agosto il suo primo monomarca italiano a Roma, in via Frattina 30: uno spazio di una sessantina di metri quadri, in uno dei mercati chiave per il brand.

 

Si tratta dell'inizio di un percorso nel nostro Paese (al quinto posto tra le aree di riferimento del marchio), volto ad aprire boutique nelle città più importanti, in modo da ottenere da un lato più visibilità e, dall'altro, offrire un supporto alla rete wholesale, che conta 200 punti vendita.

 

«In Italia - commenta Michäel Azoulay - hanno sede i negozi più belli, senza contare la leadership della Penisola per quanto riguarda le tendenze».

 

American Vintage, prodotto da Sarl Aaron (realtà attiva dal 2001), è sinonimo di un gusto creativo e metropolitano, che partendo dall'interpretazione originale di un capo passepartout come la T-shirt ha costruito in poco tempo uno stile a tutto tondo.

 

In pochi anni la crescita è stata esponenziale: se allora il giro d'affari si aggirava sugli 1,6 milioni di euro, nel 2015 ha sfondato il tetto dei 73 milioni, di cui circa metà generati dallo sviluppo del network retail.

 

Un buon motivo per festeggiare i primi dieci anni di attività: l'anno scorso Michäel Azoulay ha organizzato concorsi sui social network, party in Francia e oltreconfine, una capsule collection, display interattivi nei monomarca e una compilation musicale.

 

Non solo: dalla collaborazione con 10 esponenti del lifestyle (da Archiduchesse, specializzato nelle cale, a Non Sans Raison che si occupa di porcellane e Waiting for the Sun, occhiali) sono scaturite altrettante limited edition che spaziano oltre l'abbigliamento.

 

Allo stato attuale sono 105 (70 boutique e 35 corner) le vetrine American Vintage nel mondo: solo nell'Esagono si contano 39 store e 33 corner, mentre gli altri avamposti sono distribuiti tra Belgio, Spagna, Israele, Hong Kong - solo per citare alcune nazioni - e ora anche Italia.

 

In madrepatria l'etichetta (ma Azoulay preferisce definirla un innovativo "supply concept") è inoltre commercializzata in 400 multimarca, mentre all'estero si parla di 1.400 shop indipendenti, dislocati per esempio in Australia, Cina, Giappone, Messico, Svezia e Stati Uniti.

 

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