STRATEGIE

AndCamicie: 20 monomarca in Cina entro il 2015

 

AndCamicie scommette sulla Cina, attraverso un articolato piano retail messo a punto insieme al magnate Zong Qinghou. E annuncia la rilocalizzazione della produzione in Italia per tutta la merce che sarà immessa in quest'area.

 

L'azienda di Mirano (Venezia) ha aderito nel novembre scorso a un test nel Paese asiatico, promosso da Wahaha Group, "primo per fatturato nel settore beverage - si legge in un comunicato - con oltre 30mila dipendenti, guidato da Zong Qinghou, l'uomo più ricco della Cina, forte di un patrimonio di 12,6 miliardi di dollari".

 

Mr. Zong ha deciso di diversificare il business di Wahaha Group, edificando 20 centri commerciali (chiamati Waow Plaza) nelle città locali in via di sviluppo, con un numero di abitanti inferiore ai 10 milioni.

 

Il mall pilota è stato quello di Hangzhou, a circa 300 chilometri da Shanghai, utile per valutare le reazioni del pubblico nei confronti di alcuni brand europei, selezionati in vista di una serie di opening in franchising.

 

Tra questi AndCamicie che, avendo ricevuto un'ottima accoglienza, si collocherà anche all'interno dei prossimi Waow Plaza, a partire da quello di Zhuzhou, al via in ottobre, per proseguire con altre tre location da avviare nel 2013 e ulteriori cinque nel 2014.

 

In totale saranno 20 le vetrine della label di camiceria nell'ex Celeste Impero, con una superficie minima di 50 metri quadri e proposte declinate sia al femminile che al maschile: con ogni probabilità, l'uomo avrà un ruolo significativo in questi spazi, generalmente collocati a ridosso di zone ricche di uffici finanziari e amministrativi.

 

Gli accordi contemplano che la produzione venga rilocalizzata sul nostro territorio per tutti i capi che verranno introdotti nella Repubblica Popolare. "Dopo aver passato una vita a comprare i tessuti più pregiati in Cina per trasformarli in camicie - afferma il patron di AndCamicie, Paolo Pistellato - oggi, finalmente, ritorniamo in questo Paese, ma con un ruolo diverso: quello di leader nel settore di appartenenza".

 

Come sottolinea Pistellato, l'intesa con Wahaha Group dà linfa a un comparto, l'abbigliamento di fascia media, particolarmente provato dalla crisi. "Io e Mr. Zong - conclude - ci siamo capiti subito: lui cercava affidabilità e competenza per un prodotto che portasse in Cina il made in Itaky in un segmento di prezzo più basso rispetto alle griffe del prêt-à-porter, mentre noi puntavamo su nuovi mercati".

 

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