STRATEGIE

Caruso a Pitti in sintonia con i tempi (anche atmosferici)

Divulgare un messaggio serio con toni leggeri e autoironici, e con un format non dispendioso, in sintonia con i tempi…e con le torride temperature che  accompagnano le giornate delle edizioni estive di Pitti Immagine Uomo: il chiosco di Caruso in Fortezza da Basso.

 

Dopo il sit-in dei personaggi Caruso al Pitti dello scorso gennaio, il brand torna a Firenze ma anche questa volta lo fa in una maniera tutta sua, come spiega il presidente e a.d.Umberto Angeloni:Riconosciamo a Pittiil ruolo di fiera numero 1 al mondo per il menswear. Inoltre mi lega al salone una storia personale che parte da quando ero in Brioni, consolidatasi con le presidenze di Classico Italia e di Emi. A Firenze arrivano tutti i buyer e i giornalisti che contano: quindi per noi è giusto esserci e contribuirvi, ma con il nostro stile, che non si esprime né in uno stand, né in un classico evento”.

 

Ecco allora che questa volta Sergio Colantuoni ha declinato l’ormai noto claim “Do as the Italians do” in un chioschetto vintage, un’oasi rigenerante nel piazzale delle Ghiaia, fresca e solare come la collezione, con tanto di gadget originali: “Ci piace l’idea di divulgare un messaggio serio con toni leggeri e autoironici e con un format dove il massimo sforzo è proprio nella creatività" prosegue l’imprenditore .



Una strategia precisa e coerente che ha consentito a Caruso di ritagliarsi il suo spazio esclusivo nel club dei marchi “autentici” dell’abbigliamento maschile sartoriale made in Italy, ma soprattutto di conquistare un consumatore “che oggi più che mai apprezza le caratteristiche distintive del nostro progetto. La vitalità di un heritage di 55 anni di storia, la tracciabilità della sua provenance, l’autenticità del suo essere  italiano, l’ottimale rapporto prezzo-qualità e la capacità di innovare. Quest’ultima soprattutto grazie a quella palestra quotidiana di vera ricerca e proiezione nel futuro che è il rapporto con le più grandi maison del mondo, per le quali realizziamo i progetti di menswear sartoriale”.

 

Il lavoro svolto sul brand Caruso va di pari passo con un percorso di investimenti (anche in risorse manageriali di elevato livello professionale), che ha portato la realtà di Soragna a chiudere il 2012 con ricavi pari a 64,4 milioni di euro, il livello più alto di sempre, con utili netti di circa 2 milioni, rispetto al pareggio dell'anno precedente.

 

Il volume d'affari ha registrato un incremento del 6% rispetto al 2011: una crescita più contenuta del previsto a causa, spiega l’industriale, della "terza fase di una crisi che perdura ormai da quattro anni: partita dagli Usa, ha poi coinvolto l'Europa e ora ha investito pesantemente l’Italia".

 

A sottolineare il nuovo ritmo impresso all'azienda da Angeloni è anche l'ebitda, a quota 6,2 milioni - pari al 9,6% circa dei ricavi (5,1% nel 2011) -, che raddoppia rispetto al precedente esercizio. Risultati, commenta il presidente-a.d., “a cui hanno contribuito entrambi i rami d’azienda, quello di "project manufacturing" che lavora per le collezioni uomo delle più importanti griffe internazionali, oggi una quindicina, e quello concentrato sulle label proprie, Caruso e Uman”.



Dal primo marzo, intanto, la società è uscita dal listino Mac: un passo che, lascia intuire Angeloni, prelude a operazioni mirate a far crescere il fatturato del brand Caruso, soprattutto accelerando l'espansione geografica ed avviando lo sviluppo retail. Il primo obiettivo riguarda necessariamente la Cina, “un mercato con delle specificità che non va affrontato da soli: per questo stiamo valutando partner con il giusto know how”.

 

La fase retail invece, “partirà da Milano per poi proseguire nelle grandi capitali internazionali, ma privilegiando la qualità (cioè il brand-building) rispetto alla quantità ed alla velocità, anche perchè continuiamo a considerare il multimarca un canale ottimale per il nostro prodotto”, conclude Angeloni.

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