STRATEGIE

Galeries Lafayette: rivoluzione ai vertici e progetti in progress

Un altro Houzé avanza ai vertici di Galeries Lafayette: Nicolas, figlio di Philippe (chief executive officer del gruppo, cui fa capo la celeberrima insegna di department store), diventa a sua volta ceo, ma della divisione Grands Magasins. Prende il posto di Paul Delaoutre, che lascia l'incarico dopo 10 anni. Il retailer è al centro di profonde trasformazioni e importanti scommesse.

 

Nonostante la giovane età, 38 anni, Houzé "junior" (il cui padre è genero di Ginette Moulin, proprietaria di Galeries Lafayette, nonché nipote del fondatore) ha già alle spalle una solida carriera, gran parte della quale all'interno del gruppo: nel 2006 - dopo un'esperienza in Monoprix, di cui il padre era stato pdg - assume infatti il ruolo di presidente del ramo orologiero della società, Louis Pion-Royal Quartz, e nel gennaio 2012 viene nominato direttore generale aggiunto della parte Grands Magasins. È, inoltre, alla guida di Didier Guérin, marchio di bijoux rilevato dal retailer transalpino nel settembre scorso.

 

Il cambio della guardia è l'emblema di un rinnovamento più significativo. Già nei comunicati ufficiali Philippe Houzé, oltre a sottolineare la fiducia nel know-how di Nicolas per "scrivere una nuova pagina di una storia che dura da 120 anni", accenna all'ambizione di Galeries Lafayette di evolvere in "un gruppo commerciale, multi-specializzato negli stili di vita, multi-canale e multi-Paese". In un'intervista va oltre, dichiarando senza mezzi termini che "il department store è morto" nella sua accezione tradizionale. Le cifre riportate da Bloomberg gli danno ragione: oggi questo tipo di format riguarda in Francia 77 negozi, contro i 220 del 1980.

 

Il sogno di Houzé è costruire un business realmente globale: in quest'ottica sta studiando il modo giusto per inglobare un competitor, Printemps. In un primo tempo Ginette Moulin aveva offerto 1,8 miliardi di euro per ottenerne la maggioranza (in mano a Rreef), ma a scombinare i suoi piani è arrivata la cordata composta da Maurizio Borletti, detentore del 30% di Printemps, e da investitori del Qatar.

 

La Moulin e Houzé non si sono dati per vinti e sembra stiano cercando da un lato di portare i qatariani dalla loro parte e, dall'altro, di convincere il governo a sostenerli, anche perché dall'unione tra due entità distributive così influenti scaturirebbero interessanti opportunità per boulevard Haussmann, che le ospita entrambe.

 

Ma nell'agenda del ceo del Groupe Galeries Lafayette, che con la recente vendita del 50% di Monoprix ha incassato 1,18 miliardi di euro, ci sono altre priorità: in primis l'internazionalizzazione, con prospettive di espansione in Indonesia e in Cina, dove nel 2015 è previsto l'opening di Pechino. Sempre secondo Bloomberg, entro i prossimi due anni sarebbero in programma da cinque a sette aperture, tra cui quella di Istanbul.

 

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