STRATEGIE

Il futuro di Lvmh si gioca tra Delphine e Antoine

 

Oggi Bernard Arnault, patron di Lvmh, è stato più che mai sotto i riflettori, non solo in seguito all'ufficializzazione della notizia che Marc Jacobs lascerà Louis Vuitton, ma anche per una serie di ipotesi sulla sua successione.

 

Come riporta Bloomberg confrontandosi anche con alcuni analisti, a 64 anni compiuti a marzo il pdg del colosso transalpino potrebbe essere entrato nell'ottica di passare il testimone a qualcun altro.

 

La nomina lo scorso giugno della figlia Delphine a direttore generale aggiunto di Louis Vuitton avvalorerebbe l'ipotesi di una riflessione in tal senso: del resto, nel periodo in cui è stata direttore aggiunto di Dior, la 38enne manager ha dimostrato di saperci fare, come attestano i conti in forte crescita, e di essere coraggiosa, spingendo la decisione di nominare Raf Simons direttore creativo della griffe.

 

Ma non bisogna tralasciare l'altro Arnault, il 36enne Antoine, a sua volta in ascesa in quanto da due anni direttore generale di un'altra label nella scuderia di Lvmh, Berluti (che, contando su un heritage forte, sta proiettandosi con grinta verso nuove sfide) e, a detta di molti, più estroverso della sorella, quindi un perfetto "frontman" per il gruppo.

 

È stato lui, tra l'altro, a ideare le Journées Particulières, appuntamenti volti a celebrare l'heritage delle collezioni che fanno parte della scuderia del gruppo. Ma soprattutto sembra che abbia giocato un ruolo chiave nella recente acquisizione di Loro Piana.

 

Tra i due eredi della dinastia Arnault non ci sarebbe comunque rivalità. Tra l'altro, solo tre anni fa Delphine sosteneva che né lei, né il fratello avevano mai pensato alla successione, "perché mio padre è ancora giovane e in piena forma".

 

In tempi più recenti (nel 2012), Antoine ha preso in considerazione questa possibilità ma precisando: "Non nell'immediato futuro".

 

 

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