STRATEGIE

La nuova Manifattura Bulgari e più peso in Loro Piana: le mosse di Lvmh in Italia

In occasione dell'apertura della Manifattura Bulgari a Valenza - un edificio di circa 14mila metri quadri, destinato a creare 300 posti di lavoro entro il 2020, da aggiungersi ai 400 già esistenti -, il d.g. di Lvmh, Antonio Belloni (nella foto), ha fatto il punto sugli investimenti del gruppo in Italia, pari a più di 120 milioni di euro l'anno nell'ultimo quinquennio. Intanto in Loro Piana la quota della famiglia scende dal 20% al 15%.

 

Intervistato da Maria Silvia Sacchi di L'Economia del Corriere della Sera, il 62enne top executive sottolinea come il legame tra il colosso transalpino da 70 marchi in portafoglio (tra cui appunto Bulgari) e 37 miliardi di giro d'affari e il nostro Paese sia più che saldo.

 

Su una produzione realizzata per più del 90% in Europa, con la Francia in pole position, l'Italia occupa il secondo posto. «Qui abbiamo una storia di produzione consolidata, oltre a un forte impatto sull'indotto» afferma, evidenziando la presenza nella Penisola di 23 siti di proprietà, sui quali l'azienda ha investito una cifra superiore ai 120 milioni l'anno negli ultimi cinque anni.

 

Belloni, da 16 anni stretto collaboratore del patron Arnault, cita in particolare due manifatture «spettacolari»: quella di Berluti a Ferrara e Bulgari a Valenza, che grazie alla nuova Manifattura - inaugurata venerdì 17 marzo e frutto di un investimento di alcune decine di milioni, come ha detto l'a.d. del marchio Jean Christophe Babin - punta a diventare il numero uno dei gioielli al mondo, superando l'eterno rivale Cartier.

 

«Ci sono molti altri progetti - anticipa il d.g. -. Pensiamo di raddoppiare la struttura produttiva di Fendi in Toscana e abbiamo piani per Céline. Tutto il mondo apprezza quella che è chiamata la "mano italiana", un valore strepitoso».

 

Sulla discussa scelta di spostare la sede di Emilio Pucci da Firenze a Milano, Belloni la definisce dettata da logiche di «integrità organizzativa». «Ma c'è anche un progetto - aggiunge - su cui sto personalmente lavorando con Laudomia Pucci e il sindaco Nardella, di rafforzamento delle radici fiorentine di Emilio Pucci, attraverso la valorizzazione di Palazzo Pucci, eventi e iniziative».

 

Quanto a Loro Piana, brand acquisito da Lvmh nel 2013 e presieduto da Antoine Arnault, da pochi mesi è arrivato da Luxottica un nuovo a.d., Fabio D'Angelantonio. Un ingresso che fa parte di una più ampia strategia: «Abbiamo acquisito Solbiati, l'eccellenza italiana in materia di lino, per arrotondare l'offerta estiva di Loro Piana - informa Belloni -. Stiamo anche potenziando il network di negozi in Asia e abbiamo progetti su Shanghai, Pechino, Singapore, Hong Kong nel 2017».

 

La quota dei Loro Piana nel capitale è scesa dal 20% al 15% «per scelte patrimoniali di una delle due famiglie - si affretta a precisare il d.g. di Lvmh - ma sono entrambe ancora presenti, anche se un po' meno operative». «Nel nostro gruppo - precisa in un altro punto dell'intervista il manager - c'è la convinzione profonda che sia necessaria una visione familiare, il signor Arnault lo dice spesso».

 

Nella lunga chiacchierata con Maria Silvia Sacchi Belloni tocca altri temi a più ampio raggio: dalla joint venture con Marcolin, che almeno per ora non prelude all'internalizzazione del business occhiali sulle orme di Kering, alla negazione di alcune voci in circolazione.

 

Niente manovre, per esempio, per impossessarsi di Michael Kors e niente operazioni di «avvicinamento» a Nike, dopo la collaborazione di Louis Vuitton con Supreme. Un'intesa «andata al di là delle nostre aspettative e non è detto che non ci siano altre iniziative del genere. Ma se mi chiede se abbiamo interesse a comprare la Nike, direi proprio di no».

 

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