STRATEGIE

Louis Vuitton: meno Monogram in Cina

Louis Vuitton dà un segnale tangibile della virata strategica annunciata all'inizio di quest'anno e lancia una linea no-logo dedicata al mercato cinese. Una mossa che si inserisce nel progetto di rendere ancora più esclusivo lo storico marchio e frenare la sua sovraesposizione nell'ex Celeste Impero.

 

In realtà i primi sentori di questo nuovo orientamento si erano già visti con la proposta di campagne pubblicitarie in cui modelle e star locali (come Fan Bingbing, nella foto) venivano ritratte con borse prive del celebre Monogram. Adesso la svolta più radicale: secondo indiscrezioni che stanno rimbalzando sulla rete, sarebbe pronta al via una gamma di prodotti completamente no-logo, in grado di essere apprezzata esclusivamente per il grande savoir-faire e l'eccellenza creativa del brand.

 

Del resto, proprio questa è la scommessa di Bernard Arnault, patron di Lvmh, che anche all'ultima sfilata parigina firmata da Marc Jacobs ha evitato di mandare in passerella capi e accessori con un richiamo esplicito al nome della griffe. Certo non si sa come la prenderanno le Vuitton-addicted cinesi, ma la decisione si inserirebbe in un upgrading di più ampio respiro, finalizzato a riposizionare la label nella fascia più alta del lusso anche attraverso una riduzione di prodotti in canvas con il logo (in realtà i più venduti) e un aumento di quelli in pelle senza logo.

 

Una strategia a prima vista in contraddizione con l'effettiva domanda, che però sembra assecondare la progressiva trasformazione del comportamento d'acquisto dei consumer dagli occhi a mandorla: secondo studi recenti, nel Paese del Dragone si sta infatti formando un consumatore più esigente ed evoluto, meno dipendente dal marchio e in sintonia con un'idea di lusso più sofisticato.

 

"Per Louis Vuitton sarebbe più facile aumentare le proprie entrate lanciando dieci nuovi prodotti con il Monogram, ma alla lunga questa non appare una buona strategia", aveva affermato all'inizio di quest'anno Bernard Arnault. La prossima sfida sarà però quella di riuscire a coniugare esclusività e profittabilità.

 

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