STRATEGIE

Momonì: ricavi in aumento e nuovi store a Parigi

Con i nuovi punti vendita aperti nel centro di Parigi salgono a due le boutique Momonì nella capitale francese. Nel 2017 il marchio di womenswear in capo alla trevigiana Nyky ha raggiunto un fatturato di 12,5 milioni di euro, con l'obiettivo di salire a 15,5 milioni quest'anno. Tra i progetti al via, una rete in franchising «ma a modo nostro». Intanto l'azienda consolida il brand Attic and Barn e riposiziona OOF in chiave più fashion.

 

Oltre ad aver inaugurato un monomarca in rue Saint Suplice 27, nel IV arrondissement, Momonì si è insediato all'interno di Le Bon Marché Rive Gauche con un corner. I due spazi si aggiungono al flagship in rue Etienne Marcel 36, attivo dal 2011.

 

Il marchio, fondato da Michela e Alessandro Biasotto nel 2009, è al centro di una strategia di sviluppo retail, che proseguirà in Francia nei prossimi mesi e nel 2019, con un altro avamposto nel Marais parigino e nuovi negozi a Bordeaux, Lione e Cannes. Non si esclude, in futuro, un ampliamento della presenza nei department store transalpini, da Printemps alle Galeries Lafayette.

 

Tutto questo senza tralasciare l'Italia che, come spiega Alessandro Biasotto, «coccoliamo nel canale wholesale, per il quale la Penisola è unica al mondo, mentre all'estero il discorso cambia e il retail assume una valenza strategica»: sono infatti in programma aperture a Roma (già nel 2018) e, da qui al 2020, a Venezia, Napoli, Bari e Torino.

 

Il giro d'affari di Momonì, attualmente pari a 12,5 milioni di euro su un totale di oltre 15 milioni di euro, è realizzato fifty-fifty tra Italia ed estero, con il Paese d'oltralpe come primo mercato, forte di vendite intorno ai 2,5 milioni di euro annui.

 

Una cifra, quest'ultima, che i coniugi Biasotto contano di portare a 3,5 milioni nel 2018, nel contesto di vendite complessive pronte a sfondare, per quanto riguarda Momonì, il tetto dei 15,5 milioni. Il fatturato consolidato aziendale è stato di circa 16 milioni (compresa la filiale francese) nel 2017, con la prospettiva di totalizzare 17,5 milioni nel 2018 e circa 20 nel 2019.

 

Come rimarca Alessandro Biasotto, «al di là della Francia, siamo forti in Spagna e in Belgio e contiamo di ampliare il retail in città come Madrid, Barcellona, Anversa e Bruxelles».

 

«Al di là dell'Europa - prosegue - stiamo facendo passi avanti in Giappone e Corea del Sud, mentre una delle scadenze più importanti sarà l'avvio a settembre di un punto vendita di circa 180 metri quadri nel centro commerciale Iran Mall, insieme a un partner locale».

 

Si tratterà del primo passo del progetto Momonì Franchising, «che svilupperemo senza forzare la mano, perché quello che ci interessa è trovare controparti in sintonia con la nostra cultura di prodotto, imprenditori capaci e amanti del bello».

 

Nella sua costruzione di una sempre più forte identità associata al lusso accessibile, Nyky sta consolidando le altre label aziendali, a partire da Attic and Barn: nata nel 2010, si rivolge a un target leggermente più basso di Momonì e a una consumatrice amante di un gusto moderno e raffinato, di età compresa tra i 25 e i 40 anni.

 

Quanto a OOF, il cui logo si ispira a un'opera di Edward Ruscha esposta al MoMa di New York, è l'ultima nata in casa Nyky, avendo solo due anni di vita: il focus è sui capispalla maschili e femminili (con la donna al 70% dell'offerta e l'uomo al 30%), che si sono evoluti nell'immagine da basic a fashion, «per essere più vicini al nostro dna, alzando in parallelo il target».

 

Sarà proprio OOF a fare da apripista per lo sbarco di Nyky nell'e-commerce «o meglio nell'omnicanalità, perché non vogliamo certo entrare in competizione con i clienti - puntualizza Biasotto -. Al contrario, siamo al loro fianco per migliorare il sell-out».

 

Il nuovo sito, realizzato in tandem con Triboo, sarà operativo da fine luglio.

 

Vitale resta comunque il ruolo dei negozi fisici, 700 in Italia e 600 oltreconfine, che distribuiscono le collezioni Nyky, senza contare gli otto monomarca Momonì. Nel prossimo biennio l'azienda conta di raggiungere le 2mila vetrine, in nome di una crescita importante ma sempre selettiva. 

 

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