STRATEGIE

Nike apripista nell'automazione: una svolta utile ma non facile

Uno degli stabilimenti su cui Nike sta scommettendo di più per la produzione delle sue scarpe sportive non si trova in Asia, ma in Messico e fa capo a Flex, azienda manifatturiera high tech: grazie all'utilizzo di procedimenti automatizzati, permette di realizzare calzature perfette in poco tempo, abbattendo i costi. Anche Adidas e Under Armour si stanno attrezzando.

 

Un lungo articolo sul Financial Times fa il punto sulle opportunità che si prospettano per Nike grazie all'utilizzo di macchinari all'avanguardia, in grado di ridurre drasticamente l'intervento di manodopera.

 

Attualmente i lavoratori coinvolti nella realizzazione del footwear in capo al colosso americano sono, secondo il quotidiano, 493mila in 15 Paesi. Una cifra che supera il milione di addetti in 42 Stati, se si considerano tutte le categorie merceologiche presidiate dal gruppo. Numeri stellari, anche se facendo un confronto tra il 2013 e il 2017 si nota come le imprese produttrici per Nike siano calate, da 785 a 566.

 

Come è noto, il gruppo delocalizza in modo massiccio in Asia: una scelta che gli permette di risparmiare - anche se i costi nel tempo sono cresciuti - ma che l'ha messo più volte al centro di polemiche e accuse di sfruttamento dei minori in fabbrica e scarso controllo delle condizioni di lavoro negli stabilimenti, ubicati principalmente in Vietnam, Indonesia e Cina. Paesi che da soli totalizzano il 75% degli operai impegnati a produrre le scarpe contraddistinte dall'iconico "baffo", seguiti a distanza da India, Brasile e Messico.

 

Ora che si profila un drastico cambiamento delle politiche produttive e di outsourcing, i partner asiatici di Nike si sentono a rischio per altre ragioni: temono infatti di perdere appeal nei confronti del potente committente occidentale, anche se i vertici mettono a tacere gli allarmismi, visto che le vendite dovrebbero aumentare. Tuttavia, il vicepresidente esecutivo Eric Sprunk non nasconde che «la nostra base manifatturiera dovrà essere più agile».

 

Va ricordato che Nike, i cui ricavi sono attualmente a quota 34,4 miliardi di dollari (dato 2017), ha davanti a sé un obiettivo ambizioso e arduo da centrare, viste le politiche aggressive del competitor Adidas soprattutto in Nord America: raggiungere i 50 miliardi entro il 2020.

 

In quest'ottica, l'idea di tagliare il costo del lavoro del 50% e dei materiali del 20% per i modelli Air Max nel 2017 - come calcolano gli analisti di Citibank - non può che essere allettante. Secondo altri analisti, Jim Suva e Kate McSheane, la nuova impostazione porterebbe il margine lordo a un balzo del +12,5%.

 

Come si legge sul Financial Times in base alle considerazioni di Citibank, «se Flex arrivasse a produrre il 30% di quanto venduto da Nike in Nord America, sempre con riferimento al footwear, il gruppo potrebbe arrivare a risparmiare la bellezza di 400 milioni di dollari».

 

Per far fronte a un consumatore continuamente affamato di novità, anche i tempi per sfornare modelli nuovi e sempre più personalizzati si accorcerebbero, il che in un'industria come quella calzaturiera, dove sono previsti lunghi e complicati processi di lavorazione, sarebbe un miglioramento non da poco.

 

Considerazioni che anche un player del calibro di Adidas ha ben presenti. Tant'è che, dopo aver avviato in Germania la sua prima Speedfactory - dove per mettere a punto un paio di scarpe occorrono circa cinque ore, contro le "diverse settimane" stimate dagli analisti di Morgan Stanley con i metodi tradizionali in Asia - aprirà un impianto parzialmente automatizzato ad Atlanta.

 

Nel frattempo Under Armour sta investendo in un centro a Baltimora, la cui punta di diamante è la calzatura ArchiTech Futurist, che si avvale delle tecnologie 3D e, una volta immessa sul mercato, è andata sold out in 14 minuti.

 

Di fronte al 3D, però, non mancano le perplessità: alcuni analisti fanno notare che, in presenza di volumi massicci di produzione, presenta problemi a livello di costi e anche di velocità di realizzazione, oltre a non eguagliare nella fattura i modelli realizzati con i metodi tradizionali (nella foto, dall'account Instagram di Nike, il modello Nike AirVaporMax Flyknit).

 

 

stats