STRATEGIE

Nike si riorganizza: in vista 1.400 licenziamenti

1.400 licenziamenti su un totale di più di 70mila dipendenti: sarebbe questo il prezzo che i lavoratori della Nike dovrebbero pagare, affinché il colosso dell'active sportswear possa rimanere competitivo sul mercato e servire al meglio la clientela.

 

«Il nostro obiettivo - spiegano i vertici di Nike - è servire in modo più mirato i consumatori di 12 città in dieci Paesi chiave». Città che vanno da New York a Londra, passando per Shanghai, Pechino, Los Angeles, Berlino, Parigi, Tokyo, Barcellona, Seoul, Città del Messico e non ultima Milano.

 

Si tratta di un taglio del 2% dei dipendenti, per un player che è sì messo sotto pressione dalla concorrenza, ma che nel quarter archiviato a fine febbraio ha pur sempre realizzato un fatturato di 8,4 miliardi di dollari (nell'anno si viaggia intorno ai 30 miliardi, con un utile netto di circa 3,5 miliardi): una cifra in aumento del 5%, con un utile per azione salito a 0,68 dollari (+24%).

 

Un risultato positivo, ma che non ha del tutto convinto i mercati finanziari: ed ecco allora la soluzione che il management, guidato da Mark Parker, ritiene più strategica. Una cura dimagrante che comprende per esempio una possibile riduzione di un quarto dei modelli per quanto riguarda le calzature, potenziando solo quelli più appealing per il mercato, possibilmente personalizzati e con un servizio sempre più veloce.

 

A questo proposito, l'omnicanalità è un settore su cui l'azienda intende investire, anche tramite la divisione Nike Direct.

 

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