STRATEGIE

Save the Duck: «Con Progressio azionista di maggioranza ricavi al raddoppio in tre anni»

Il fondo Progressio Investimenti III di Progressio Sgr ha acquisito il 65% di Save the Duck, marchio di piumini animal free, creato e guidato da Nicolas Bargi. «Con il nuovo assetto - ha detto Bargi in conferenza stampa - variamo un piano di sviluppo basato su internazionalizzazione e crescita nel retail». Esce dall'azionariato Marina Salamon, finora socia al 51% tramite Alchimia SpA.

 

I dettagli dell'operazione, che si basa su un enterprise value di 65 milioni di euro, sono stati resi noti stamattina, 7 marzo, nel quartier generale di Save the Duck in via Calabiana a Milano.

 

Nicolas Bargi, artefice del brand nel 2011, cede a Progressio una quota del 14% ma resta al timone dell'azienda, con l'obiettivo di «imporre il nostro "papero che fischietta" (simbolo di Save the Duck, ndr) su scala internazionale».

 

«Essere animal free, globetrotter, transeasonal e ironici - ha aggiunto - ci ha traghettato fin qua, grazie all'apprezzamento non solo degli animalisti, che in base a una nostra ricerca sono il 51% dei nostri acquirenti, ma anche di un 35% di "premium seeker" e di un 14% di coloro che cercano nella moda contenuti etici».

 

In pochi anni, come ha ricordato Bargi, Save The Duck è stato protagonista di un'escalation col turbo, passando da un giro d'affari di 7 milioni di euro degli inizi fino agli attuali 31,5 milioni.

 

Capillare la presenza all'interno di 1.200 multimarca e 150 specialty e department store in una trentina di Paesi, «praticamente tutti in crescita a doppia cifra», ha sottolineato l'imprenditore, terza generazione di una famiglia impegnata nel tessile dal 1914 con l'azienda Forest.

 

«Possiamo fare di più - ha precisato Bargi - consolidando una presenza forte in Europa, dove progrediamo nell'ordine del +35% con Germania, Benelux e Scandinavia in pole position, e accelerando in America, dalla quale arrivano ottimi riscontri, senza dimenticare la Russia. C'è poi l'Asia, in cui abbiamo mosso ora i primi passi e che si è dimostrata ricettiva oltre le aspettative alla nostra formula animal free. Un'area dove i mercati cui prestiamo maggiore attenzione sono Giappone, Corea del Sud e Cina».

 

La distribuzione, di cui finora il canale wholesale ha rappresentato il pilastro, si diversifica: «Il primo flagship nel centro di Milano, al via entro quest'anno, sarà il calcio d'inizio di un network di monomarca nelle destinazioni fashion del mondo, a partire da New York, Londra e Tokyo».

 

Una sfida importante è l'omnichannel, «con il potenziamento del canale di vendita diretto online, partnership con player come Yoox e Zalando e un'impostazione improntata non sull'e-commerce in senso stretto, ma su una visione circolare del business tra online e offline. Siamo fermamente convinti, statistiche alla mano, del fatto che il negozio fisico continuerà ad avere un ruolo fondamentale».

 

Filippo Gaggini, managing director di Progressio Sgr- realtà che ha all'attivo fondi gestiti per oltre 400 milioni di euro e 21 investimenti messi a segno - ha ribadito che «con Save The Duck non vogliamo partecipare ma vincere, senza forzare le tappe, in un progetto di medio-lungo termine. Vediamo almeno 160 aziende italiane ogni anno e questa realtà ci ha convinti perché è un'eccellenza che ha saputo spingere le leve giuste per crescere».

 

Eccellenza che, come si diceva, ha archiviato il 2017 a 31,5 milioni di euro di ricavi, con un ebitda del 23% a 7,2 milioni, ma per il 2018 punta a 36 milioni, con un margine atteso del 24%. L'obiettivo del raddoppio dei ricavi entro il 2020 appare a portata di mano.

 

Alla press conference di oggi c'è stato anche spazio per la commozione, con l'appassionata testimonianza di Marina Salamon, finora sostenitrice del marchio, che solo nel 2017 ha salvato oltre 3 milioni di oche.

 

«Le storie positive come questa - ha sottolineato Salamon - sono innanzitutto storie di esseri umani. Continuerò a supportare l'azienda, di cui sono innanzitutto una fan. L'importante è credere nei progetti veri, rendersi conto che le industrie non sono monarchie ereditarie e che la finanza non va demonizzata a priori. Soprattutto, bisogna oggi più che mai investire sull'Italia, Paese ancora carico di genialità e intraprendenza».

 

Salamon non ha nascosto di essere «a caccia di opportunità, perché la responsabilità sociale di ogni imprenditore è continuare a costruire lavoro, basandosi sulla meritocrazia e sulla creazione di valore».

 

All'imprenditrice fanno capo Altana (childrenswear), Doxa (prima società di ricerche di mercato in Italia), la controllante Connexia (marketing and communication data driven agency) e DoxaPharma, specializzata nelle ricerche in campo farmaceutico e medico-clinico (nella foto, Filippo Gaggini e Nicolas Bargi).

 

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