STRATEGIE

Stone Island: fatturato record (+36%), anche l'Italia corre a due cifre

Ancora un anno record per Stone Island, che si appresta a chiudere il 2017 a quota 147 milioni di euro, in volata del 36% sul precedente esercizio. A lasciare il segno non è soltanto il progress delle vendite (quasi triplicate rispetto a sei anni fa, quando i ricavi erano a quota 51 milioni), ma anche i dati di redditività: quest'anno l’ebitda è salito a 34 milioni (+70%).

 

Grazie ai risultati della campagna vendita primavera-estate 2018 archiviata con un +34%, anche le previsioni per il 2018 restano rosee per il marchio di Sportswear Company che nel corso di questo anno dei record ha anche accolto un nuovo socio nella compagine azionaria: si tratta del fondo di Singapore Temasek che ha acquisto una quota del 30%.

 

 

«Il nuovo socio - racconta Carlo Rivetti, presidente e azionista di maggioranza di Sportswear Company, società proprietaria di Stone Island - crede nell'azienda e nel suo management. Non vogliono essere coinvolti nella gestione del day by day della società, ma sono certo che i molti contatti che hanno nell'area asiatica ci saranno utili quando affronteremo quel mercato, che se eccettuiamo Corea e Giappone, conosciamo ancora poco».

 

A concorrere ai risultati record di Stone Island sono state tutte le aree geografiche e tutte le categorie merceologiche, risultato quest'ultimo che riempie di orgoglio Rivetti: «Non siamo più semplicemente un marchio di capispalla, perché oggi contingentiamo le vendite di certi prodotti e forziamo i clienti a acquistare tutte le categorie di prodotto».

 

Il business del retail, che comprende i monomarca diretti e l’online store, ha contribuito per il 22% al giro d'affari complessivo, con le vendite di stoneisland.com aumentate di circa il 55%. Sul fronte del retail brick and mortar, dopo il grande opening a Los Angeles, una serie di nuove aperture sono già previste per il 2018.

 

«Tra pochissimo - anticipa Rivetti - apriremo un punto vendita a Venezia vicino a piazza San Marco e siamo in trattativa avanzata per una location a Tokyo. Ci piacerebbe anche ampliare il nostro monomarca di Milano, che funziona benissimo, ma ormai è piccolo per contenere la collezione».

 

Ma la spina dorsale del marchio resta il wholesale, con un network fatto di circa mille clienti nel mondo. «Il canale - fa il punto Rivetti - cresce poi del 35%, con l’Italia a +17,3%, l’Europa a +40% e gli altri mercati a +50%.

 

Corre l'Olanda, ormai il terzo mercato (dietro Italia e Inghilterra), al pari dalla Germania.

 

«Gli Usa sono un mercato ancora piccolo, ma che curiamo con molta attenzione - precisa l'imprenditore -. Per ora non siamo interessati alla presenza nei department store. Puntiamo su una distribuizione selezionata con una sessantina di negozi: alcuni sono davvero speciali, come Kith a New York».

 

Nessuna nuova partnership con altri marchi in vista nel 2018. Dopo il successo dei co-brand con Supreme e Nike, Rivetti pensa di prendersi un break.

 

«Non ne abbiamo pianificati di nuovi - racconta - anche se le richieste arrivano in quantità. Con Supreme e Nike potremmo anche valutare altre collaborazioni in futuro: a loro abbiamo detto di sì, perché vediamo una certa affinità con Stone Island. Le co-lab per pure ragioni di marketing non ci interessano e poi sono diventate davvero troppe».

 

 

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