Salvataggi

Quiksilver, American Apparel e Ben Sherman provano a rialzare la testa

Segnali di schiarita per Quiksilver e American Apparel negli Usa: per entrambe le aziende in difficoltà è stato approvato il piano di uscita dal Chapter 11 (sorta di amministrazione controllata). In Regno Unito, Ben Sherman tenta il rilancio con un nuovo licenziatario.

 

Per quanto riguarda la californiana Quiksilver, che aveva chiesto la protezione del Chapter 11 in settembre, si parla di uscita dalla bancarotta (che riguarda solo le attività negli Stati Uniti) già entro i primi di febbraio. Questo grazie all'approvazione, da parte del Tribunale, di un piano di rifinanziamento da 175 milioni di dollari, per mano del maggiore azionista Oaktree Capital Management. Servirà a ristrutturare parte degli 800 milioni di dollari di debiti che gravano sulla società e, come emerge dai media specializzati, a mantenere aperti i 50 store, tra diretti e in licenza, che l'azienda del surfwear (nella foto) e skatewear ha all'attivo negli Usa.

 

Nei giorni scorsi la Corte di Wilmington (Delaware) ha approvato il progetto di rilancio del gruppo American Apparel, attualmente guidato Paula Schneider ma fondato da Dov Charney, che di fatto perde la possibilità di tornare a controllare l'azienda da lui fondata nel 1989. Per la società di Los Angeles, che era quotata al Nyse, era scattato il Chapter 11 nell'ottobre 2015, dopo che i debiti avevano raggiunto la cifra di 300 milioni di dollari.

 

Il piano approvato da parte dei creditori prevede che i titolari di 230 milioni di dollari di bond si trasformino in azionisti, cancellando così la quota di Charney. Tra gli obbligazionisti di American Apparel figurano gli hedge fund Standard General e Monarch Alternative Capital, ma anche Goldman Sachs Asset Management e Pentwater Capital Management.

 

A seguito della decisione del Tribunale, il 46enne Charney si è detto deluso della decisione della Corte e scettico in merito a un possibile rilancio da parte del management che, stando al piano presentato, dovrebbe portare American Apparel in profitto nel 2018 (sarebbe la prima volta dal 2009). In gennaio il fondatore aveva proposto un piano di risanamento, in seguito rifiutato dagli obbligazionisti e dai membri del board, che coinvolgeva investitori come Hagan Capital Group e Silver Creek Capital Group.

 

Per l'iconico marchio britannico Ben Sherman, invece, si profila il salvataggio di 30-40 impiegati del quartier generale, mentre si sta trattando per altri 85 dipendenti. La proprietà - dallo scorso luglio l'azienda statunitense Marquee Brands - ha siglato un accordo di licenza con la società BMB Clothing, con base a Leeds, per portare avanti la produzione.

 

Gli uffici principali di Ben Sherman sono a Clerkenwell, Londra, e a Lurgan, nell'Irlanda del Nord. Quelli di Londra sono stati messi in vendita. In più, tre dei 10 store del Regno Unito (tutti a Londra, Islington, Portobello e Covent Garden) chiuderanno nei prossimi mesi. Restano aperti i 10 negozi nel resto d'Europa. 

 

L'accordo con BMB riguarda Ben Sherman in Regno Unito ma supporterà anche la distribuzione nei mercati europei esclusi Germania, Olanda, Austria e Svizzera, che a breve dovrebbero essere oggetto di un'intesa separata con un licenziatario tedesco.

 

BMB Clothing fa parte di Baird Group, produttore e distributore di moda che elenca tra i marchi Racing Green e Jasper Conran. Già dal 2009 era partner di Ben Sherman per il formalwear.

 

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