Semestrali

Burberry sostenuto dalla sterlina debole ma rallenta nel quarter

Nella seconda metà del fiscal year, il gruppo britannico Burberry ha totalizzato ricavi per 1,6 miliardi di sterline (circa 1,52 miliardi di euro), in aumento del 14% a cambi correnti, ma in calo dell'1% a periodi comparabili.

 

In Asia-Pacifico il gruppo è cresciuto del 19% (ma +1% "underlying", a perimetro e cambi costanti) a 659 milioni di sterline, beneficiando dei maggiori acquisti in Cina Mainland, contrastati dalle flessioni in Corea (terzo maggiore mercato) e a Hong Kong.

 

In Emeia (Europa, Medio Oriente, India e Africa) Burberry ha registrato un +16% (+5% a periodi comparabili) a 536 milioni, mentre nelle Americhe le vendite sono aumentate del 7% a 400 milioni (-10% a periodi comparabili).

 

Nei sei mesi terminati il 31 marzo il gruppo del lusso ha rivelato una crescita delle vendite retail comparabili del 3% a 1,27 miliardi di sterline, come somma del +3% del terzo trimestre e del +2% di quello successivo: un rallentamento non atteso dagli analisti sentiti da Reuters che, invece, prevedevano un recupero tra il 3% e il 4%.

 

Il giro d'affari wholesale ha invece subito un -13% (a 327 milioni di sterline), che in parte si spiega con la strategia di riposizionamento del brand in alcune aree di riferimento.

 

Alla voce licensing (minoritaria, pari a 12 milioni di sterline) emerge un -38%, destinato a migliorare dopo il recente accordo di partnership per il beauty con Coty (gli effetti si dovrebbero vedere dal fiscal year 2019).

 

A livello merceologico, il business principale degli accessori ha messo a segno un +4% a perimetro e cambi costanti. Positivi anche il menswear e il childrenswear (+2% entrambi), mentre scendono il womenswear e il beauty (-2% e -20% rispettivamente).

 

Intorno alle 17 il titolo Burberry registra di quasi 8 punti percentuali alla Borsa di Londra, mentre l'indice Ftse 100 segna un -0,4% (nella foto, la sfilata Burberry per la primavera-estate 2017).

 

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