Semestrali

Lvmh rallenta (+3%) ma non pensa alla vendita di Marc Jacobs

Il gruppo del lusso Lvmh, proprietario del marchio Louis Vuitton, ha realizzato 17,2 miliardi di euro di fatturato semestrale, in aumento del 3% rispetto allo stesso periodo del 2015 (+4% la crescita organica).

 

Il management parla di un mercato Usa dinamico e di un'Europa che procede, con l'eccezione della Francia, colpita dal calo del turismo.

 

Tra i segmenti più dinamici emergono i vini e liquori (+7%) e i profumi e cosmetici (+5%), mentre l'abbigliamento e accessori (Fendi, Loro Piana, Céline, Kenzo tra i marchi in portafoglio, metre in questi giorni è stato concluso un accordo per la cessione di Donna Karan) ha registrato un calo dell'1%. I business degli orologi e gioielli e della distribuzione selettiva sono cresciuti entrambi del 4%.

 

Nei primi sei mesi, i profitti dall'attività ordinaria del gruppo si sono attestati a 2,96 milioni di euro, in linea con 12 mesi prima. L'utile netto è aumentato dell'8% a 1,7 milioni.

 

Il rallentamento è evidente, analogamente a quanto avvenuto in altre luxury company: nel primo semestre dello scorso esercizio Lvmh era cresciuto del 19%, grazie anche al +18% del business dei Fashion & Leather Goods e a un secondo trimestre in cui aveva messo a segno un +23%. Nel secondo trimestre del 2016, invece, l'incremento delle vendite del colosso d'oltralpe risulta del 2% (+4% a struttura e cambi costanti). 

 

Nel commentare i risultati, il chairman e ceo Bernard Arnault ha dichiarato che il gruppo «resta vigile» ma affronta il secondo semestre fiducioso, potendo far leva su prodotti di qualità e un team di talento.

 

Come anticipa il management, nonostante l'incertezza sul fronte geopolitico e valutario, Lvmh continuerà a conquistare quote di mercato grazie al lancio di nuovi prodotti, previsto per la fine dell'anno, all'espansione geografica in mercati promettenti e al controllo dei costi.

 

Secondo quanto riportato dall'agenzia Reuters, alla conference call il cfo Jean-Jacques Guiony ha dichiarato che la recente decisione di vendere il marchio americano Donna Karan non implica che un altro marchio sottoperformante come Marc Jacobs venga venduto. «Non è un'idea che ci è passata per la mente - ha detto agli analisti finanziari -. Crediamo nel potenziale del brand nel lungo periodo e siamo convinti di poter creare valore alla Marc Jacobs».

stats