Semestrali

Tod's: ricavi e utili in calo. «Buoni risultati dal 2017»

Fatturato in flessione per il Gruppo Tod's, che chiude il primo semestre a 497,6 milioni di euro (-3,4%). L'ebitda del semestre diminuisce a 86,3 milioni (da 103 milioni) e l'ebit a 62 milioni (da 77,5 milioni).

 

L'utile netto del gruppo è diminuito di quasi il 26% a 37,4 milioni, dai 50,38 dello stesso periodo dello scorso anno. Gli analisti sentiti da Reuters si aspettavano un risultato netto di 38 milioni e un ebitda di 87 milioni.

 

Il marchio Tod's (nella foto, i mocassini "Double T"), in particolare, ha registrato 282,5 milioni di ricavi semestrali, in discesa del 7% a causa dei minori acquisti dei turisti in Europa e Usa, oltre alla debolezza del mercato della Greater China.

 

Hogan ha accusato un -2,5% a 106,1 milioni, mentre Fay ha messo a segno un +8,8% a 24,9 milioni. Il lusso di Roger Vivier ha raggiunto quota 83,4 milioni in incremento del 6,2%.

 

La posizione finanziaria netta è negativa per 112,7 milioni, a causa dell'impatto dell'acquisizione del marchio Roger Vivier, senza il quale sarebbe stata positiva e superiore a quella di giugno 2015.

 

«L'impatto negativo della crescita organica dei negozi è stato in parte compensato dal piano di razionalizzazione e contenimento dei costi, che continuerà a dare i risultati nei mesi a venire», ha commentato il presidente e ceo Diego Della Valle, che ha in programma l'apertura di selezionati negozi, per privilegiare lo sviluppo della crescita organica della rete.

 

Relativamente alle collezioni, «il feedback dei consumatori è buono e, se il mercato sarà stabile, ci permetteranno di ottenere gli obiettivi che ci siamo dati». «Siamo convinti - ha concluso - che il piano strategico preparato vada nella giusta direzione e ci farà avere entro il prossimo anno buoni risultati».

 

Durante la conference call, il cfo Emilio Macellari ha prospettato poche nuove aperture nel 2017 e altrettante chiusure, con un effetto sostanzialmente neutro sul netework retail. L'azienda marchigiana sta inoltre valutando un allargamento della forchetta di prezzo dei suoi prodotti, sia in alto che in basso, ma questo «non significa un riposizionamento dei brand».

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