Sfilate milanesi

Boselli più che soddisfatto, i buyer divisi su due fronti

Cala il sipario sulla fashion week milanese con piena soddisfazione da parte della Camera Nazionale della Moda Italiana. I compratori italiani e internazionali intervistati da Fashion si dividono invece su due fronti: c’è chi promuove le collezioni donna per l’estate 2013 e chi invece avrebbe voluto vedere sulle passerelle un po’ più di creatività. I budget valutati con attenzione.

 

“Sono assolutamente soddisfatto dell'andamento di questa fashion week per la qualità delle collezioni e in particolare per la chiusura che, accanto alle nuove proposte dei giovani, ha visto il successo di collezioni come Roberto Cavalli, Dsquared2, Gianfranco Ferré e tanti altri”,ha dichiarato Mario Boselli, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, durante la conferenza stampa tenutasi in tarda mattinata.

 

Dal canto loro i buyer giunti numerosi nel capoluogo lombardo - nonostante si temesse una défaillance, erano presenti come di consueto tutte le più grandi insegne di department store, mono e multimarca stranieri e italiani - hanno espresso pareri a volte discordanti, evidenziando, nonostante l’imperante globalizzazione, la poliedricità delle varie realtà distributive, ma anche le differenti modalità di reazione al fatto che ormai sia pressoché impossibile prevedere cosa accadrà in futuro.

 

 “Sono decisamente soddisfatta di Milano, dove sono stati confermati i trend annunciati a New York: nuove geometrie nella silhouette e il ritorno al tailoring - commenta Stephanie Solomon, fashion director e vice presidente di Bloomingdale’s nella Grande Mela - . Marnie Fendi ne sono un’esempio, così come Jil Sander ha enfatizzato l’essenzialità e l’architettura delle linee. Pure Missoni ha giocato sulle forme. Ma non solo, ottimo anche che Prada ed Emilio Pucci abbiano puntato su un mood ‘asiatico’, riflettendo un’innegabile tendenza del mondo a guardare verso Oriente, mentre Gucci con una palette cromatica splendida ha ribadito l’importanza del colore”.

 

“Io invece mi aspettavo che sfilassero collezioni più creative e d’impatto- dichiara Ron Frasch, presidente e chief merchandising officerdi Saks Fifth Avenue a New York -. La nostra clientela è allettata principalmente dalle proposte fashion e, francamente, non capisco perché gran parte degli stilisti non abbia voluto osare di più. Sul fronte budget, probabilmente manterremo gli stessi quantitativi”.

 

“Per noi il made in Italy resta una certezza– dice David Hong, alla guida di The Swank Shop a Hong Kong -. Adesso dobbiamo però dobbiamo fare i conti con un assestamento del business: dopo tre anni di crescita a doppia cifra temiano per questo inverno e per la prossima estate una flessione del 10%, a causa della contrazione sia del numero, sia degli acquisti dei cinesi provenienti dalla mainland”. “I problemi sono principalmente due - spiega Hong -. Da un lato anche la Repubblica Popolare risente della crisi internazionale, soprattutto dei mancati ordini da parte delle aziende europee che hanno portato al fallimento diverse industrie, dall’altro il Governo controlla la spesa di chi va all’estero, principalmente a Hong Kong e a Macao, per cercare di porre un freno alla corruzione”.

 

 I dettaglianti italiani invece devono fare i conti con una impasse che in molti dicono sia senza precedenti e sopravvivono grazie solo, o quasi, allo shopping degli stranieri. “Sono arrivato a Milano Moda Donna animato da un certo pessimismo, dovuto appunto alla complessa situazione di mercato - ammette Flaminio Soncini, titolare di Tony Boutique a Magenta (Mi) e presidente onorario della Camera dei Buyer -.  Alla fine però mi sono risollevato: grazie all’entusiasmo trasmesso da questa manifestazione, organizzata in modo perfetto dalla Camera della Moda, ho ritrovato una nuova energia per affrontare le difficoltà. Oltre ai big, soprattutto Prada, Dolce & Gabbana e Gucci, si è riconfermato molto valido Fausto Puglisi (futuro direttore creativo di Ungaro, ndr) e mi è piaciuta Mila Schön: Bianca Gervasio ha fatto un ottimo lavoro”.

 

Francamente questa stagione mi è parsa un po’ ripetitiva - ribatte Giovina Moretti di Gio Moretti a Milano - e un po’ più di novità non avrebbe certo guastato, anche se alcuni brand si sono distinti bene”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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