Sicurezza sul lavoro

Anche Benetton firma l'accordo per la sicurezza in Bangladesh

Dopo i gravi fatti di Dacca, in Bangladesh, anche Benetton ha deciso di firmare l'agreement "Fire and building safety", cui hanno già aderito colossi dell'abbigliamento come Pvh, H&M e Inditex.

 

"Abbiamo deciso di essere in prima linea, in uno sforzo condiviso da tutte le aziende, per contribuire a migliorare in modo significativo e definitivo le condizioni di sicurezza e di lavoro dei lavoratori impiegati nel settore tessile in Bangladesh", ha spiegato il ceo di Benetton, Biagio Chiarolanza. "L'inizitiva - ha aggiunto - va a rafforzare le misure già in essere attraverso le quali sottoponiamo i fornitori a rigide misure di controllo. Il nostro auspicio è che l’accordo possa coinvolgere, sull’esempio dei primi firmatari, il maggior numero di aziende del settore, nella consapevolezza che è attraverso l’impegno di tutti che si potrà determinare un significativo e duraturo miglioramento del tessile in Bangladesh".

 

"Sebbene oggi nessuno dei laboratori presenti nel palazzo crollato sia fornitore, diretto o indiretto, di Benetton Group - ha precisato Chiarolanza - abbiamo potuto accertare che, tra il 2012 e il 2013, due ordini occasionali erano stati subappaltati da un nostro fornitore estero a New Wave Style, tra le aziende che operavano all’interno del Rana Plaza. L’ultimo dei due ordini è stato completato e spedito un mese fa; già da allora, tuttavia, questo laboratorio è stato rimosso definitivamente dall’elenco dei nostri potenziali fornitori diretti o indiretti, avendo l’azienda rilevato che erano venute a mancare le condizioni per qualsiasi rapporto di fornitura con New Wave Style".

 

Come riporta il Wall Street Journal, la lista dei sottoscrittori dell'accordo - che finanzieranno il progetto per rendere più sicuro il lavoro nel Paese, dove sono morti più di 1.100 lavoratori tessili - si sta allungando. Tra quanti hanno firmato spiccano le spagnole Mango ed El Corte Inglés, ma anche il retailer britannico Marks & Spencer e la francese Carrefour. Attualmente si tratta di oltre una dozzina di operatori, ma fa pensare il silenzio di colossi come Wal-Mart, Jc Penney e Li & Fung. I firmatari hanno ora 45 giorni di tempo per creare un board (costituito da tre rappresentanti dei lavoratori, tre delle aziende e un presidente, scelto all'interno dell'agenzia delle Nazioni Unite Ilo (International Labor Organization) e sviluppare un piano d'azione.

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