Sicurezza sul lavoro

Bangladesh: la moda si mobilita per una maggiore sicurezza

H&M, Inditex, Pvh, sono trai i primi grandi gruppi della moda che aderiscono a un accordo sulla sicurezza, dopo il crollo, in aprile, del Rana Plaza di Dacca, in Bangladesh, dove hanno perso la vita più di 1.100 operai tessili. Ora invitano altri competitor ad aderire.

 

Come emerge da un comunicato di Pvh - proprietaria delle griffe Calvin Klein e Tommy Hilfiger e licenziataria di linee come Speedo, Kenneth Cole New York, Michael Michael Kors e Dkny - l'accordo è nato su iniziativa sindacale nel 2012 ed è stato esteso da due a cinque anni. Gli aderenti, tra i quali varie associazioni non governative e sindacati internazionali e locali, stabiliscono un programma anti-incendio e, più in generale, volto alla sicurezza nei luoghi di lavoro, guidato da una task-force formata da più portatori di interessi (i cosiddetti stakeholder). Tra i piani c'è la costituzione di un comitato per la creazione di luoghi sicuri, ma anche la revisione delle costruzioni esistenti e il coinvolgimento dei lavoratori, in particolare affinché riferiscano i eventuali rischi.

 

Il progetto sarà finanziato dai partecipanti: il colosso americano Pvh ha aderito con 2,5 milioni di dollari ed è riuscito a coinvolgere partner come la tedesca Tchibo e la svedese H&M. Quest'ultima, che vanta una forte presenza in Bangladesh, già nel 2011 aveva avviato un percorso per formare e sensibilizzare i terzisti e i loro dipendenti in materia di sicurezza. La partecipazione al "Fire and building safety eagreement", fa sapere il gruppo in una nota, è un ulteriore step nell'ambito dell'ambizioso programma di sostenibilità dell'azienda.

 

Come riporta Reuters, la situazione in Bangladesh resta tesa. Circa 200 lavoratori hanno bloccato le strade e saccheggiato diversi impianti, in più 300 imprese sono state chiuse a tempo indeterminato. Il disastro del 24 aprile sta portando a rivedere i salari minimi, dagli attuali 39 dollari mensili. Il Commissario europeo per il commercio Karel De Gucht starebbe a sua volta pensando di introdurre delle sanzioni contro il Paese asiatico, per incoraggiare un cambiamento nelle condizioni di lavoro.

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