Sicurezza sul lavoro

Dopo il Bangladesh, la Cambogia: crolla una fabbrica di scarpe

Un'altra tragedia - questa volta in Cambogia, dove una fabbrica di calzature è crollata intrappolando oltre 100 operai - pone nuovi interrogativi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Altre adesioni, intanto, al safety plan in Bangladesh. Ma negli Usa c'è chi non ci sta.

 

La fabbrica cambogiana - Wing Star Shoes - si trova a una quarantina di chilometri dalla capitale Phnom Penh, nella provincia Kampong Speu, e fa parte della Wing Star di Taiwan, che realizza calzature esportate in Europa e negli Stati Uniti (tra le aziende fornite si fa il nome di Asics). Non si sa ancora il numero delle vittime, ma il fatto che la struttura fosse adibita principalmente a magazzino fa sperare che risulti contenuto.

 

Il crollo si è verificato a poche settimane di distanza dallo sgretolamento del Rana Plaza di Dacca, dove sono morti più di 1.100 operai, che in questi giorni ha portato alla mobilitazione di sindacati, associazioni non governative e industrie della moda, firmatari di un accordo quinquennale denominato "Fire and building safety".

 

Di oggi la notizia che altri gruppi come il britannico Arcadia - cui fa capo tra gli altri Topshop e Abercrombie & Fitch (secondo americano dopo Pvh, proprietario di Calvin Klein e Tommy Hilfiger) - hanno deciso di sottoscrivere il safety plan che prevede, tra i punti chiave, ispezioni nelle fabbriche con pubblicizzazione dei risultati, nonché tagli alle commesse per quelle manifatture che non rispettino gli standard di sicurezza o che non si occupino delle riparazioni o del rinnovo delle strutture.

 

La mancata adesione al protocollo di vari big americani dell'abbigliamento fa discutere. In analogia a quanto già esternato da colossi come Wal-Mart e Gap, alcune realtà interpellate da wwd.com hanno risposto di volersi occupare per proprio conto di nuovi provvedimenti per la sicurezza in Asia. Negli Usa vi sarebbe una vera e propria spaccatura sulla vicenda Bangladesh e un altro pool pare si stia costituendo per prendere provvedimenti. Si tratta - secondo il quotidiano online - del North American Bangladesh Worker Safety Working Group, che include distributori e marchi Usa, nonché sei associazioni di industriali americani (come la National Retail Federation e l'American Apparel & Footwear Association) e canadesi.

 

Tra le critiche mosse agli aderenti al Fire and building safety agreement - che pare abbia raccolto una trentina di firme, anche se la lista non è ancora stata resa nota - quelle di non proporre soluzioni di buon senso e di voler seguire un'agenda dettata da specifici interessi. Il secondo gruppo di operatori avrebbe invece in mente un piano "concreto e sostenibile". Solo il tempo spiegherà se i due aggregati saranno complementari o se invece non sarebbe stata più efficace un'azione comune.

 

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