Strategie

A Milano si discute su come valorizzare il sistema moda

Il tessile-moda continua a soffrire un netto calo del fatturato interno (-7% a gennaio 2013) a fronte di un andamento positivo di quello estero (+6,8%). La strada obbligata resta quella dell'export anche per le Pmi, come emerso oggi a un convegno promosso da Smi in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Nulla è possibile, però, se manca la collaborazione.

 

L'incontro odierno, a Milano presso il Palazzo Besana (nella foto), si proponeva di fare il punto della situazione del settore e di discutere su come valorizzare il tessile-moda italiano. A fronte di un calo dei consumi di vestiario e calzature delle famiglie italiane oltre il 10% a prezzi costanti registrato lo scorso anno, Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, ha ribadito che la crescita del fashion nazionale è affidata alle esportazioni sui mercati extraeuropei come mostrano i dati del 2012 (+6,4% fuori dall'Europa e -3,9% nell'Ue a 27) e di inizio anno (+14% a gennaio 2013 nell'extra-Ue, +1,8% nell'Ue). Essendo meno attivi sulle aree più dinamiche, i produttori tessili stanno soffrendo di più di quelli dell'abbigliamento, compromettendo così l'integrità della filiera (-23,7% l'andamento delle esportazioni nei distretti specializzati, rispetto al 2007).

 

"Qualche anno fa il monte guadagnava di più del valle - ha commentato Paolo Zegna, che in Confindustria guida il comitato tecnico per l'internazionalizzazione -. Ora bisogna sedersi a un tavolo per preservare la filiera, ma soprattutto per aumentare il valore percepito".

 

Certo è che la crisi ha fatto sì che ci si accorgesse delle imprese "invisibili ma indispensabili", come ha ricordato Michele Tronconi, presidente di Smi, e ha avuto il pregio di avvicinare di più la banca alle imprese, secondo Giuseppe Castagna, direttore generale di Intesa Sanpaolo e da qualche mese responsabile della divisione Banca dei Territori.

 

"Nulla è più strategico della collaborazione nei momenti critici", ha ribadito Tronconi, sottolineando tuttavia l'assenza della politica e della pubblica amministrazione, anche a fronte di un dato oggettivo come la "progressione allucinante", dal 2007 a oggi, delle aziende con esercizio in perdita. Il presidente di Smi ha poi stilato un elenco dei provvedimenti più urgenti, partendo dal pagamento delle imprese creditrici dello Stato (tra questi anche i produttori di tessile per forniture pubbliche come il Servizio Sanitario Nazionale). "C'è bisogno di una riforma elettorale - ha aggiunto -, di più voglia di fare insieme, di costi dell'energia più bassi, di internazionalizzazione, ma come Sistema Paese, e di una minore pressione fiscale sul lavoro e sulle imprese".

 

In fatto di commercio internazionale, poi, mancano regole uguali per tutti - ha ricordato Marino Vago (a.d. di Vago, attiva nel settore della nobilitazione tessile) - e bisognerebbe pretendere la trasparenza sulla provenienza di un prodotto, nel parere di Carlalberto Corneliani (a.d. di Corneliani), per tutelare i consumatori.

 

Fa ben sperare la manovra di politica monetaria espansiva appena annunciata dalla Banca del Giappone per sconfiggere la deflazione. Se non altro, come ha spiegato De Felice, i giapponesi non rinvieranno più i consumi a data da destinarsi.

 

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