Strategie

Beccari: «Entrerò in Dior con passo deciso ma felpato»

Le priorità di Pietro Beccari in Christian Dior Couture - dove sta per assumere la carica chief executive officer, al posto di Sidney Toledano - sono «ascolto e studio». Le stesse di quando è passato a dirigere Fendi, brand arrivato a superare il miliardo di ricavi.

 

Beccari va a guidare una maison con 70 anni di storia e che nei primi sei mesi del 2017 ha totalizzato 1,05 miliardi di euro di ricavi (+17% rispetto allo stesso periodo del 2016), sostenuto dal +19% delle vendite retail. Il risultato operativo semestrale è aumentato del 58% a 117 milioni di euro.

 

Il dettaglio del terzo trimestre non è più noto, dal momento che lo scorso luglio Christian Dior Couture è entrata nel gruppo Lvmh e i numeri sono stati consolidati nel business "fashion and leather goods". Il suo contributo però ha permesso a questa voce di salire, nei primi nove mesi del 2017, a 10,8 miliardi, dagli 8,9 miliardi di un anno prima: +21% contro un +14% di crescita organica.     

 

«La prima cosa che farò a Parigi, come avevo fatto quando arrivai a Roma, è incontrare le persone per ascoltarle - ha detto in un'intervista a ll Sole 24 Ore -. Studierò tutto, dagli uffici agli archivi. Ho bisogno di entrare nel mondo Dior con passo deciso ma felpato, con ambizione e dedizione ma anche con rispetto e umiltà. Paure non ne ho».

 

«Solo così - spiega il manager, nel gruppo Lvmh dal 2006 - posso ambire a costruire una squadra coesa e forte come quella di Fendi».

 

Tuttavia, rispetto al 2012 (data del suo arrivo in Fendi), il mondo del lusso è cambiato. «I ritmi di crescita non sono più a cifra doppia - osserva Beccari - e per aumentare le vendite i marchi devono rubare market share ad altri. Secondo, sono cresciuti i ritmi dell'innovazione e si sono ristretti quelli per portarla sul mercato».

 

A suo parere manager e stilisti devono essere pronti a comprendere i cambiamenti, non assecondarli. «Siamo in un periodo storico molto interessante - dice -. Cadono i confini e, mettendo da parte piccole e grandi paure, si possono creare mondi e modi di pensare sempre più ricchi e inclusivi».

 

Alla domanda se le comuni origini italiane con il direttore creativo di Dior, Maria Grazia Chiuri, saranno un vantaggio risponde: «Avere la stessa lingua madre e il medesimo approccio di "grinta gentile" sarà un vantaggio. Ma non è questione di essere italiani: piuttosto si tratta di avere una forma mentale simile, un approccio alla vita e la lavoro che ha tanti elementi in comune».

 

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