Strategie

C.P. Company sotto l'egida di Tristate: «Si riparte da Milano»

Acquisito dal colosso di Hong Kong, Tristate Holdings Ltd, C.P. Company "torna" in Italia con le migliori intenzioni: un evento a Milano, durante la fashion week uomo, e una strategia articolata per il rilancio del brand, che punta su Oriente e Stati Uniti. Ne parla il figlio del fondatore, Lorenzo Osti, attuale responsabile marketing.

 

Ne è trascorso di tempo dal 1975, quando Massimo Osti rivoluzionava il mondo dell'abbigliamento informale con la sua C.P. Company. Una label che conserva ancora oggi il sapore di quegli anni, anche se piuttosto appannato per via degli svariati passaggi di testimone e delle tante stagioni passate.

 

Ora tocca a Tristate Holdings Ltd ridare smalto al marchio, dopo la parentesi di cinque anni nelle fila della Fgf Industry di Enzo Fusco, che ha ceduto il testimone al big cinese alla fine del 2015.

 

«C.P. Company non è un'etichetta facile da gestire - racconta Lorenzo Osti, figlio di Massimo, coinvolto dal gruppo cinese nella nuova avventura -. Enzo Fusco, con la Fgf Industry, ha provato a rimettere in asse la barra con ingenti investimenti, ma ha fatto un po' fatica nelle prime stagioni. A onor del vero va detto che i risultati ottimi dell'ultimo inverno (+50% a valore e +70% per numero capi) sono anche merito suo».

 

Il new deal di C.P. Company è frutto di una strategia precisa e mirata, messa a punto dai vertici del gruppo Tristate, presieduto da Peter Wang: una realtà specializzata nella produzione di outerwear per griffe di alto livello come Burberry e Hugo Boss, a cui fanno capo oltre 1.500 negozi nella sola Cina.

 

«Un colosso - spiega Osti - che si è messo già alla prova con due acquisizioni (l'outerwear statunitense a marchio Efm, e il womenswear from Hong Kong firmato Cissonne) prima di conquistare il "gioiello" italiano C.P. Company».

 

Lo step numero uno è stato dare importanza al fattore umano. In azienda sono rimasti i due stilisti Paul Harvey e Alessandro Pungetti, insieme a Stefano Polato, che riveste il ruolo di direttore prodotto (ha lavorato a fianco di Massimo Osti fin dagli inizi), con due inserimenti importanti: Massimiliano Tosi, ex Napapijri, nel ruolo di presidente, e Lorenzo Osti, che segue il marketing.

 

Una squadra tutta italiana che si muove tra gli headquarters europei, di base a Lugano, un polo di ricerca e sviluppo prodotto a Padova, battezzato Trinovation Italy (un altro, omonimo, è da tempo a Hefei, in Cina), e due sedi commerciali a Tokyo e New York, per affrontare le sfide delle prossime stagioni.

 

«Considerando che oggi C.P. Company è per il 70% europea, con un giro di affari di 9 milioni di euro nel 2015, che diventeranno 11,6 nel 2016 - chiarisce Osti - l'obiettivo è sviluppare il business in Oriente e negli Stati Uniti. Naturalmente, vista la forza di Tristate sul versante retail, prevediamo uno sviluppo su questo fronte, in aree dove giocoforza faremo leva sulle aperture di monomarca».

 

Altro asset strategico è il prodotto, seguito dal duo Harvey-Pungetti, ai quali è stato dato l'input di dare un twist premium alle collezioni, con capi di ricerca più spinti e con un occhio al lifestyle, che significa sviluppare bene le varie merceologie, superando la connotazione fortemente outerwear della label.

 

«Oggi - prosegue Osti - grazie alle risorse finanziarie e al know how industriale messi a disposizione da Tristate possiamo tornare a lavorare come in passato, quando tintoria e laboratorio erano in casa e si poteva sperimentare e innovare».

 

Il new deal di C.P. Company va in scena domenica 19 giugno a Milano, in via Marcona 12. «La location è uno studio di architettura molto bello, dove siamo operativi anche il sabato per i buyer - conferma Osti -. Da qui partiamo per questa nuova avventura».

 

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