Strategie

Carrera punta all'upgrading con Passport e Aloe. E sbarca negli States

In un mercato sempre più invaso dai prodotti low cost, Carrera ribadisce a gran voce il suo heritage (50 anni di esperienza nel denim) e il suo modello di azienda totalmente integrata verticalmente. È il momento di dare un segnale forte sul prodotto, con le due linee Aloe e Passport, con cui il player veronese amplia gli orizzonti distributivi, dialogando direttamente con department store e dettaglio indipendente. Lo racconta l'a.d. Gianluca Tacchella, pronto all'approdo negli Stati Uniti.

 

«Venduta principalmente nella grande distribuzione, Carrera fa ora il grande salto verso una nuova avventura, andando a posizionarsi con due innovative proposte di prodotto smart e di facile appeal in un segmento nuovo, per dare una percezione più alta del brand» spiega Gianluca Tacchella.

 

Per l'uomo, zoccolo duro delle vendite, l'asso nella manica si chiama Passport, ed è un jeans dal fit regular slim in cotone speciale, con una tramatura tipo felpa, studiato per essere comodo come una tuta. Ideale per chi viaggia, grazie a un sistema di tasche porta cellulare e taschini nascosti chiusi da zip, ma anche per chi deve stare seduto tutto il giorno.

 

Aloe è un "legg-jeans" con trattamento all'aloe che garantisce freschezza, idratazione e comfort sulla pelle, realizzato con il tessuto tecnologico Spintech Elastic brevettato da Carrera, che garantisce elasticità estrema e cotone sulla pelle. A ogni lavaggio è possibile fare il pieno di aloe, grazie alla pratica ricarica. «È l'unico jeans sul mercato con lo speciale marchio di qualità europeo Vegan-Ok, certificazione etica che garantisce l'assenza di parti di origine animale nei prodotti» sottolinea Tacchella.

 

Le due nuove proposte «abbinano alla carica innovativa un'attenzione al prezzo che non tradisce i presupposti del marchio: un pantalone di Carrera costa al consumatore 39 euro. La serie Aloe va in vendita allo stesso prezzo, mentre Passport si aggira sui 59 euro» racconta ancora Tacchella.

 

«Insieme alla main collection Passport e Aloe sono acquistabili anche online, sul sito Internet concepito con la duplice funzionalità B2B e B2C, dove i dettaglianti possono fare direttamente i loro ordini - ha puntualizzato l'a.d. dell'azienda -. Una strategia per modernizzare e snellire il modello distributivo, che ci ha già portato ad acquisire 1.000 nominativi in meno di un anno».

 

Fondata nel 1965 in provincia di Verona, Carrera (50 milioni di euro di turnover) fa jeans da 50 anni e li vende in circa 10mila punti vendita, in 40 store monomarca e tramite il sito Internet. «Prodotti presenti principalmente nei canali della grande distribuzione, destinati per l'80% al pubblico maschile, ma acquistati per l'80% dalle mogli, e distribuiti per l'80% in Italia» racconta Gianluca Tacchella.

 

«Siamo i secondi in Italia per quota di mercato nella categoria pantaloni da uomo (il 6,7%), dopo Oviesse e seguiti da Levi's e ci muoviamo nel segmento dai 20 ai 49 euro, che vale il 70% del mercato - ha proseguito -. Ci muoviamo in un settore in cui le grandi catene low cost guadagnano terreno e in cui riusciamo a differenziarci, perché siamo imbattibili sul fronte del rapporto prezzo/qualità».

 

Un plus reso possibile dal tipo di approccio totalmente integrato, «che vuol dire avere il controllo di tutto il ciclo produttivo, dalla filatura alla tessitura e al finissaggio, fino al controllo di qualità».

 

Alla fine degli anni Novanta, infatti, la famiglia Tacchella, titolare del brand, ha deciso di trasferire l'intera produzione direttamente nei luoghi di coltivazione della materia prima, in Tajikistan, dove oggi operano due stabilimenti, uno per i blue jeans e uno per i pantaloni colorati, che impiegano ciascuno 1.500 addetti, quasi totalmente donne, con una capacità produttiva di oltre 5 milioni di pezzi.

 

Un concetto di filiera a chilometro 0 «che garantisce il controllo della qualità, l'attenzione alla sostenibilità ambientale e lavorativa e la possibilità di innovare il prodotto». Non a caso Carrera si è fatta promotrice del progetto internazionale BCI (Better Cotton Initiative).

 

La prossima sfida per il brand, che oggi è presente fuori dall'Italia in Europa e Medio Oriente, sono gli Stati Uniti. «Stiamo costituendo una società ad hoc a Los Angeles, da cui distribuiremo i nostri prodotti al dettaglio specializzato e tramite l'e-commerce. Si parte con Aloe e Passport».

 

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