Strategie

Cresce il basic chic di American Vintage. Presto il primo store in Italia

Il basicwear raffinato ed essenziale firmato American Vintage conquista terreno a livello internazionale ed evolve a ritmi serrati. Merito della visione imprenditoriale del fondatore, Michaël Azoulay, presente in questi giorni a Pitti Uomo. Anche l'Italia nel mirino: obiettivo, l'apertura di negozi monomarca.

 

Nazionalità francese, genitori marocchini, anno di nascita 1978, Azoulay fonda la sua azienda, la Sarl Aaron, nel 2001. Ma è solo nel 2005 che lancia il marchio American Vintage di cui segue anche la direzione creativa, coadiuvato da un team di dieci persone.

 

Obiettivo, dare un'interpretazione femminile di un capo basic come la T-shirt, declinata in oltre 40 colori e venduta a un prezzo retail medio di 40/50 euro. Proposte realizzate con materie prime naturali come il cotone Supima, ideale per l'estate, o come gli alpaca, i merino e i cashmere dell'inverno, affiancati nel tempo da sete e viscose dalle mani accattivanti.

 

«Avevo 27 anni quando è nata l'etichetta - racconta a fashionmagazine.it -. A ispirarmi sono stati i numerosi viaggi che ho fatto negli Stati Uniti, dove sono stato conquistato dal punto di vista ottimista della gente».

 

E prosegue: «All'inizio la collezione aveva un sapore più vintage ma negli anni il gusto è stato permeato dalle mie origini e dalla mia cultura, che oggi danno un French touch alle proposte, arricchite dal gusto del colore tipicamente marocchino».

 

Un'offerta che negli anni ha ampliato gli orizzonti a comprendere maglieria, giacche, cappotti, borse, sciarpe e cappelli. Un mondo cui nel 2008 si è aggiunto il menswear, che oggi rappresenta il 15% del giro di affari dell'azienda: «Circa 62 milioni di euro nel 2014 - puntualizza Azoulay - in netta crescita rispetto ai 54 del 2013».

 

Cifre importanti, che danno l'idea del successo del marchio, in grado di imporsi nel giro di pochissimi anni in circa 2mila negozi, dando un significato slancio anche alle politiche retail. «Nel 2007 è nato il primo negozio a Marsiglia - racconta Azoulay -. Ma è dal 2010 che abbiamo messo il turbo, raggiungendo in soli quattro anni 50 vetrine più 40/45 shop in shop in tutto il mondo». Prossime aperture: Bruxelles, Singapore, Berlino e Copenhagen.

 

Con la rapidità che lo contraddistingue, Azoulay è riuscito a imporsi presto oltre i confini francesi, giungendo a realizzare all'estero il 45% del giro di affari, principalmente in Europa, seguita da Marocco, Asia e Russia (due mercati, questi ultimi, nei quali è in corso la ricerca di partner validi).

 

Anche l'Italia rappresenta un'area interessante per il poliedrico imprenditore francese, che ha già portato le sue collezioni in oltre 150 punti vendita, fra cui Brian&Barry a Milano, Gerard Loft a Firenze e Pandemonium a Roma. «Si tratta di un mercato che oggi rappresenta poco meno del 5% del giro di affari ma dove possiamo crescere. Un Paese in crisi, dove però le persone hanno il gusto del vestire e del vivere. Una nazione dove puntiamo ad aprire punti vendita monomarca nelle città più importanti come Milano, Roma e Firenze. Costi degli affitti permettendo».

 

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