Strategie

Il Ticino continua a scommettere sulla moda

Nuovi movimenti della moda in Canton Ticino. Michael Kors si sposta in una sede più grande, VF International amplia la sua unit, Richemont si insedia con la logistica di alcuni brand e Guess porta lo sviluppo prodotto e lo stile. E non sono gli unici segnali che l'area continuerà a tenere alto il suo titolo di "fashion valley".

 

Stando ai movimenti dei top brand internazionali, le aziende della moda non sembrano avere intenzione di abbandonare la Svizzera, come invece è stato ipotizzato da più parti. E ci sono indicazioni concrete, nel Canton Ticino, del fatto che stiano cercando figure specializzate, dalle vendite al marketing, dal controlling fino all'e-commerce e al digital. «Solo negli ultimi due mesi abbiamo ricevuto 11 offerte - dice Silvia Invrea, responsabile Career Service & Alumni di USI - Università della Svizzera Italiana di Lugano -. Inoltre, sono circa 60 i laureati del nostro ateneo attualmente impiegati presso le griffe della moda che hanno una base in Ticino».

 

Un altro segnale positivo arriva dal recente career forum, dove le società incontrano gli studenti. «Una decina di anni fa - rammenta Invrea - erano presenti quasi esclusivamente realtà del mondo finanziario. Alla nona edizione dello scorso marzo hanno partecipato nomi come Gucci, Michael Kors, VF International (Timberland, Vans, The North Face, tra i marchi in portafoglio, ndr) e Pianoforte Holding (che controlla brand come Carpisa e Yamamay, ndr). La moda resta uno dei top employer per i nostri laureati».

 

Le voci su un dietro front della fashion industry nascono soprattutto perché la Svizzera starebbe per perdere uno dei suoi punti di forza di sempre. Attualmente è in atto una riforma fiscale - la Riforma III, partita su impulso dell'Ocse e dell'Ue - che dovrebbe portare all'abolizione dei privilegi fiscali per le società estere.

 

«Non è detto - afferma Louis Macchi, director Tax & Legal Services, presso gli uffici di Lugano di PwC - che le aziende si spostino altrove perché verrà a cadere il regime fiscale privilegiato. Alcune realtà ticinesi appartenenti a gruppi esteri sono già soggette a una fiscalità di tipo ordinario e il Ticino, con un’aliquota effettiva dell’imposta sull’utile al di sotto del 20%, si situa a metà della scala di competitività fiscale dei Cantoni della Svizzera, che va dal 12% al 24%. Dopo la Riforma III dell'imposizione delle imprese, che dovrebbe entrare in vigore nel 2019, il Paese resterà comunque più attrattivo rispetto ai confinanti come Italia e Francia».

 

Infatti nell’ambito della Riforma, a fronte dell’abolizione dei regimi fiscali privilegiati, è prevista una riduzione delle imposte sugli utili. «Per quanto riguarda il Cantone Ticino - spiega l'esperto della società di consulenza e revisione - dovrebbe passare dal 19% al 15-16% circa, mentre in Italia si discute di scendere dal 27,5% al 24%». Altre misure andranno ad agevolare le imprese che sfruttano la proprietà intellettuale (in primis i brevetti). «Uno strumento fiscale come l'Innovation box - dice - prevede una forte riduzione delle imposte sull'utile, nel caso di società che sfruttano proprietà intellettuali». Secondo Macchi ci sono molti altri aspetti che portano le aziende a insediarsi in loco, come la stabilità normativa, la certezza giuridica e la burocrazia snella. «La Svizzera - afferma - sarebbe competitiva anche senza regimi fiscali privilegiati. Non credo che chi ha deciso di rientrare in Italia lo abbia fatto semplicemente in vista della riforma fiscale. Probabilmente ha agito così più per una scelta strategica, legata all'assetto dell'attività aziendale».

 

Anche le istituzioni elvetiche continuano a scommettere sulla moda. «Stiamo lavorando per realizzare il progetto della costituzione sul territorio di un "Parco nazionale dell'innovazione" con focus su fashion, lusso ed e-commerce», anticipa Stefano Rizzi, direttore della Divisione dell'Economia al Dipartimento delle finanze e dell'economia del Canton Ticino. Inoltre, il Dipartimento Tecnologie Innovative della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana «supporta i processi di innovazione delle aziende per quanto riguarda, ad esempio, lo sviluppo di nuovi materiali, la prototipazione rapida o la gestione ottimizzata della catena, dall'acquisto del tessuto fino alla gestione della clientela finale».

 

«In un mondo che si fa sempre più trasparente - dice Rizzi - ha la meglio chi ha le competenze. Il Ticino si è organizzato per vincere questa partita e lo fa anche attraverso la Fondazione Agire, l'agenzia per l'innovazione che supporta l'innovazione e lo sviluppo tecnologico in Canton Ticino. La politica economica regionale finanzia la fondazione, che elenca tra gli obiettivi la qualificazione del settore moda». Non basta. La legge per l'innovazione economica, entrata in vigore un mese fa, favorisce lo sviluppo di progetti innovativi, in particolare relativi a prodotti e tecnologie. «Forse - osserva Rizzi - ne potrebbero beneficiare anche alcune aziende della filiera della moda, per esempio nell'ambito dei tessuti intelligenti». Il piano più ampio è quello di supportare i settori a maggiore valore aggiunto, che sviluppano un'occupazione coerente con il sistema.

 

Lorenzo Leoni - direttore della Fondazione Agire, che affianca le aziende principalmente con l'attività di consulenza e coaching - racconta che in Ticino la moda sta attraversando una nuova fase di transizione: «Negli anni Settanta e Ottanta era il momento dell'ottimizzazione fiscale, poi delle attività di logistica e back office. Oggi siamo stiamo assistendo a una rivoluzione digitale, su cui vogliamo puntare. Non si tratta solo di e-commerce, ma anche di sistemi di pagamento, sicurezza nelle transazioni, ottimizzazione della supply chain e di tutta la catena del valore». «Vogliamo offrire i talenti migliori - aggiunge - formandoli localmente ma anche attraendoli dall'estero».

 

Va letta in tal senso una recente visita a New York, per creare un'opportunità di scambio di conoscenze con il Fashion Institute of Technology. Nell'ottica di dare vita a un ecosistema dell'innovazione che coinvolga università, istituzioni e imprese, è in valutazione anche un progetto per realizzare una "Digital Academy". Agire si muove pure come un venture capital e tra le aziende di interesse potrebbero esserci anche delle start up attive nella "conversione digitale".

 

I numeri confermano che il Ticino è un territorio sempre più dinamico sul fronte e-commerce: nel 2015 il business ha superato i 9 miliardi di franchi svizzeri (circa 8,4 miliardi di euro), in aumento del 14% rispetto al 2014, secondo l’Observatory NetComm Suisse e la ricerca Swiss e-commerce Consumer Behaviour realizzata da ContactLab. La moda è al primo posto tra le categorie di prodotti più acquistate online, e la spesa media annuale in questo segmento risulta di 535 franchi svizzeri (490 euro circa). Nelle previsioni di Credit Suisse, nel 2020 le vendite online in Svizzera dovrebbero salire all'11% del totale delle vendite al dettaglio locali, dal 5% attuale.

 

«Stiamo assistendo alla nascita di una filiera digitale/e-commerce nel mondo della moda - afferma Carlo Terreni, general director dell'associazione dell'e-commerce Netcomm Suisse Association -. Da due o tre anni a questa parte si può parlare di un vero e proprio ecosistema digitale a supporto delle aziende della moda, che va in parallelo con la tendenza, nelle fashion house, a internalizzare le competenze e-commerce, per la gestione di un business sempre più multicanale». L'evento annuale di Netcomm Suisse "E-commerce meets Fashion in the Ticino Fashion Valley", in calendario il 18 aprile al LAC congress center di Lugano, sarà l'occasione per annunciare l'insediamento in Ticino di tre grandi realtà internazionali specializzate in servizi digitali ed e-commerce.

 

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