Strategie

John Varvatos scommette su Milano per lo sviluppo in Emea

Milano sta acquistando sempre più importanza per il brand americano John Varvatos, che ieri ha presentato la collezione 2.0 nella sede di via Alserio e ora si prepara a sfilare a New York (al 172 di Norfolk street), poco prima dei Grammy award, per scelta fuori dal calendario ufficiale (la fashion week maschile di New York, che stenta ad affermarsi, è in programma dal 30 gennaio al 2 febbraio).

 

«Da circa un triennio stiamo implementando la struttura della sede milanese - spiega Giacomo Furlani, senior account executive delle vendite internazionali ex Jimmy Choo e Dolce&Gabbana - che sta diventando il punto di riferimento per lo sviluppo dei mercati europei, del Middle East e dell'Asia». 

 

Prima era Londra, dove il marchio ha il suo più grande flagship store al mondo (circa mile metri quadrati), il maggiore per fatturato dopo New York e Los Angeles.

 

Attualmente John Varvatos conta 22 monomarca diretti negli Usa. Questo weekend ha aperto uno spazio a Los Angeles, che segue quello di Dallas, avviato in luglio, ma sono in programma un altro negozio a Londra e opening a Mosca e Dubai. «In una seconda tornata - anticipa Furlani - valuteremo senz'altro Parigi e Milano».

 

Tra le altre formule distributive si preferisce quella degli shop in shop nei department store. Per quanto riguarda i multimarca, l'ideale sono quelli che permettono di allestire un corner e hanno spazio per vetrine ad hoc ed eventi.

 

Gli Stati Uniti rappresentano l'80% dei ricavi della realtà americana, che realizza cica 225 milioni di dollari di fatturato l'anno, tenuto conto anche del contributo di circa 100 milioni derivante dalle licenze. «Il 2017 dovrebbe terminare con un incremento - stima Furlani - anche grazie alle nuove aperture». L'e-commerce - gestito direttamente e su piattaforme terze e a tutt'oggi è molto concentrato sul mercato domestico - totalizza circa 5 milioni di dollari di fatturato.

 

Ma in evoluzione non è soltanto la struttura per il presidio del business in Emea. Dal 2016 l'azienda ha un nuovo ceo, Mark Brashear, con un passato in Michael Kors e Hugo Boss e forse presto potrebbe avere anche dei nuovi soci.

 

Dal 2012 il 70% del capitale è in mano al fondo britannico Lion Capital e il 30% è in capo al fondatore nonché chairman della società, che pare non abbia nessuna intenzione di uscire dal suo business e, in un recente passato, ha preso contatti per l'ingresso di un nuovo socio (in media il tempo di permanenza di un fondo in un'azienda è di 5-6 anni). Stando al The Post, Si tratterebbe del newyorchese Authentic Brands Group (Juicy Couture ed Hervé Léger trai numerosi marchi in portafoglio) che vede tra i soci, con una quota del 20%, lo stesso Lion Capital, ma i colloqui si sarebbero arenati con un nulla di fatto.  

 

Resta che la John Varvatos ha un potenziale inespresso specie se si considerano le nuove generazioni, cui sta puntando rivisitando gli archivi, come dimostra la collezione 2.0 di scena a Milano e il 26 in passerella a New York. Ma anche con una lineea mirata, "Star us", con una connotazione più urban (nella foto). Non è un caso, che a veicolare l'immagine del brand sia l'attore e cantante Nick Jonas (13,8 milioni di follower su Instagram).

 

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