Strategie

Mario Stefano Maran: «Così Bagutta si rinnova»

Ha appena fatto il suo ingresso nelle fila di Bagutta, con il ruolo di direttore commerciale e marketing worldwide, e ha già le idee chiare sul futuro del brand. «Il mercato non necessita di prodotti ma di progetti coordinati», spiega Mario Stefano Maran. È tempo di puntare più in alto a tutti i livelli, dalle collezioni alla distribuzione, dalla comunicazione al digital.

 

Forte dell'esperienza decennale presso Cover 50, specializzata nella produzione di pantaloni, dove è stato l'artefice del successo delle label PT01 e PT05, Maran si mette alla prova con le camicie di Bagutta. E lo fa fa con un progetto coordinato e ambizioso, che tiene conto di tutti gli aspetti che determinano il successo di un brand.

 

«Puntare su una fascia più alta, cercando di rinnovarci ed essere contemporanei, dando impatto e visibilità alle cose che facciamo, e portando in primo piano l'identità del brand», questo l'input ricevuto da Antonio Gavazzeni, a.d. di Cit, azienda da 35 milioni di euro di fatturato nel 2015, comprensivi delle etichette di casa (oltre a Bagutta, Cit e Robert Friedman), le licenze e le forniture.

 

«Come primo step abbiamo alzato la qualità dei tessuti, riportato gran parte delle produzioni in Italia, migliorato la costruzione dei capi, il packaging e i bottoni per dare la garanzia di un prodotto al top da tutti i punti di vista», racconta Maran.

 

«Ora - prosegue - l'obiettivo è realizzare una collezione che contenga molte "lampadine", ossia linee speciali, limited edition e collaborazioni con brand o designer. Perché l'identità si può conferire anche facendo creatività e andando fuori dagli schemi».

 

Ma quale l'impatto sul fronte dei prezzi? «Le nostre camicie vanno in vendita a una fascia di prezzi retail dai 130 ai 190 euro. Un target che cercheremo di mantenere o contenere al massimo, fermo restando il fatto che oggi sono i prodotti belli che escono dal negozio e che l'attenzione eccessiva ai listini può essere un boomerang».

 

Si punta inoltre a instaurare un dialogo più incisivo con la rete distributiva. «Vogliamo costruire un network sempre più certificato, con vetrine che rappresentino il top a livello di brand mix, avvalendoci della collaborazione di agenti qualificati e radicati sul territorio».

 

«Punti vendita - prosegue - ai quali vogliamo garantire un servizio sempre più mirato, lavorando per garantire consegne puntuali, riassortimenti rapidi, stock service, servizio di su misura e opzioni customizzate, creando quell'elemento differenziale che ci consenta di distinguerci rispetto agli altri». Un esempio? «L'idea è dare la possibilità al cliente, tramite una password, di fare i riassortimenti direttamente dal nostro sito».

 

A proposito di Internet, Maran ha le idee chiare sulle politiche digital. «Non ha senso proporre online capi in vendita anche nei negozi, andando a creare una competizione tra i due canali, a mio avviso deleteria. Meglio realizzare collezioni particolari, limited edition o prodotti speciali mirati esclusivamente alla Rete, avvalendoci del potere mediatico di influencer di punta. A tal fine stiamo lavorando su progetti legati ai social media».

 

Intanto si attende il prossimo febbraio, mese in cui esordirà il nuovo format retail dello store di Milano, in via San Pietro all'Orto. «Una vetrina importante, in una location strategica anche per il passaggio di clientela straniera, che vogliamo reinventare in un modo eccelso e in un'ottica luxury».

 

L'idea, in prospettiva, è di proporre all'interno della boutique una sorta di Bagutta Wardrobe, «che esprima lo stile della label con un concetto di brand extension. A tal fine puntiamo a realizzare una piccola collezione che esprima lo stile di Bagutta in un contenitore apposito. Un modo per ispirare gli operatori esteri, che potrebbero riproporre il concept nei loro negozi».

 

Per il momento il progetto "guardaroba" è mirato sulla collezione maschile, che a oggi rappresenta il 65% del giro di affari del marchio. «Ma la linea donna (camicie, chemisier, e abitini in jersey che presentiamo al Tranoï di Parigi dal 30 settembre al 3 ottobre prossimi), ha delle enormi potenzialità - tiene a precisare Maran - e sarà facile farla crescere».

 

Nell'ottica di una new wave totale, cambiano anche il logo e l'immagine dello stand al prossimo Pitti Uomo. «Il lettering del marchio resta lo stesso, ma abbiamo deciso di eliminare il cerchio che lo contiene, perché è importante comunicare all'esterno un messaggio di cambiamento - chiarisce Maran -. Dal prossimo gennaio si trasformerà anche lo stand a Pitti Uomo, che resterà nella location consueta, in compagnia delle migliori label italiane, ma si vestirà con un inedito look».

 

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