Strategie

Reti d'impresa per vincere la sfida della crescita?

Sono 458 le reti d'impresa costituite in Italia, che coinvolgono quasi 2.500 aziende:  un numero in continua crescita (erano 377 in luglio e appena 76 un anno prima), che Confindustria auspica possa toccare quota 2000 nel 2016. Ma la cultura del network è ancora poco diffusa (nella moda fa eccezione Gucci), più per mancanza di conoscenza che per ostilità.

 

Lo dimostra un'analisi condotta da Ispo per la Camera di Commercio di Milano, illustrata oggi al convegno dal titolo "Insieme per vincere la sfida della crescita", organizzato nel capoluogo lombardo dall'ente camerale. A ottobre, il 90% degli intervistati (un campione di 500 aziende del territorio in rappresentanza di industria, costruzioni, commercio e servizi, la maggior parte delle quali non artigiane e con un numero di addetti compreso tra 1 e 9) afferma di essere in grado di esprimere un parere riguardo ai vantaggi derivabili dalla messa in rete, dal 77% del giugno 2011. Il 10% (dal 23%), invece, non è in grado di fornire un'opinione. Abbattere i costi (e quindi presentarsi sul mercato a prezzi più competitivi), ma anche condividere risorse e conoscenze sono i vantaggi maggiormente riconosciuti al network dagli interpellati, che mettono al terzo posto l'aumento delle possibilità di accesso al credito. Tuttavia resta alta la quota di chi non sa rispondere, seppure più che dimezzata rispetto a giugno 2011 (10% dal precedente 23%). Alla domanda "Quali sono gli svantaggi che si poterebbero incontrare nel fare rete d'impresa?", i più (25% dal precedente 20%) rispondono che in Italia c'è ancora poca cultura in merito. Inoltre temono una limitazione della loro libertà e ritengono che non ci siano casi esemplari o linee guida sufficienti a spiegare come comportarsi.

 

Eppure per gran parte degli intervenuti al convegno (tra questi Carlo Sangalli, presidente del Ccia di Milano, Aldo Bomnomi, vicepresidente di Confindustria per le Reti d'impresa e Alberto Quadrio Curzio, economista dell'Università Cattolica di Milano) l'unione fa la forza, soprattutto se l'impresa ha dimensioni modeste. Ma occorre un cambio di mentalità imprenditoriale e resta fondamentale agire tempestivamente per coglire le opportunità che il mercato offre.

 

Il monitor Ispo di questo mese mostra, nello scenario milanese, che gli ottimisti sulla situazione economica restano in minoranza al 36%, seppure in crescita costante, mese per mese. Se si parla della situazione dell'impresa dei singoli che formano il campione, gli ottimisti salgono al 47%, contro il 45% dei pessimisti. Il superindice che misura le attese verso il futuro resta tuttavia in territorio negativo nonostante un primo cenno di miglioramento dallo scorso maggio. Va letto positivamente invece il calo di chi reputa molto e abbastanza positivo il fatto di essere a capo di una realtà di piccole dimensioni (38% del totale, dal 43% precedente).

 

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