Strategie

Woolrich: al via il flagship di Milano. «Esperienze prima di tutto, nell'ottica dell'omnicanalità»

Dopo l'annuncio dell'alleanza con la giapponese Goldwin Inc., Woolrich sposta il focus su Milano, dove è stato aperto il flagship in corso Venezia 3. Un contenitore lifestyle di 700 metri quadri, concepito come percorso esperienziale integrato con i canali digital, in un'ottica di omnicanalità. Uno spazio dove dall'inverno 2018/2019 arrivano anche le proposte outdoor, sviluppate con il nuovo partner.

 

Ideato dallo studio di architettura giapponese Wonderwall, il punto vendita si caratterizza grazie a una serie di servizi studiati per fare del giro in negozio una vera e propria esperienza. «Si parte con il parcheggio delle biciclette davanti al punto vendita - racconta a fashionmagazine.it il direttore creativo di Woolrich International, Andrea Cané - per proseguire con il bancone dove gustare il caffè speciale del bolognese Terzi e con le postazioni dove ricaricare il cellulare».

 

Ci sono anche anche la stanza del freddo, dove si può testare la tenuta dei piumini, anche a temperature che scendono fino a -20 gradi, uno spazio sartoria, in cui personalizzare i capi acquistati con applicazioni, iniziali o altro (ma anche per fare l'orlo ai pantaloni in tempo reale) e, in fondo al locale, una serra dove sono in vendita le piante succulente proposte dallo specialista giapponese del "green" Satoshi Kawamoto, che ha negozi a Tokyo e New York con insegna Green Fingers.

 

«Da noi - prosegue Canè - il cliente non è obbligato a comprare, può collegarsi al wi-fi e sedersi a consultare il computer o il tablet. Può anche bere un caffè, acquistare una pianta o sedersi nella serra, dove serviremo bevande e una selezione di food, oppure semplicemente visionare il prodotto e poi ordinarlo via Internet. Quando sarà attivo l'Rfid (a breve), sarà possibile comprare da casa e ritirare in negozio o viceversa».

 

Concepito come una galleria, il punto vendita propone all'ingresso una selezione di capi iconici e storici della label nata nel 1830 e mette in evidenza le chicche speciali come la collezione di capi in pelle realizzati in co-branding con Sprung, nome di spicco della pellicceria francese oppure le nuove borse, studiate dalla newyorkese Bags in Progress, che mettono in risalto le iconiche lane in arrivo dal mill in Pennsylvania, dove è nato il marchio. «Sono in vendita solo nei negozi Woolrich - chiarisce Cané - ma da oggi Bags in Progress reinventa anche la "Parka Bag", che abbiamo lanciato lo scorso febbraio».

 

A proposito di partnership, nello store sono distribuiti le scarpe realizzate in tandem con la marchigiana Giano e i co-branding con New Balance e con i caschi di Smith. Solo per esposizione, sono visibili le coperte che Woolrich realizza per il marchio Ovo di Drake e da fine novembre anche quelle per Supreme.

 

Le coperte, sviluppate nel mill storico in Pennsylvania, hanno uno spazio ad hoc, che separa il reparto dedicato all'abbigliamento donna, all'inizio del percorso, da quello maschile, situato nella parte finale del negozio.

 

Dal prossimo inverno arriveranno le proposte di abbigliamento tecnico outdoor sviluppate in tandem con Goldwin Inc., leader nell'abbigliamento tecnico outdoor, che ha appena rilevato una quota di minoranza di Woolrich International, di cui Cristina Calori è azionista di maggioranza.

 

Con la new entry dell'outdoor si chiude il cerchio dell'etichetta, che potrà esprimere appieno le sue potenzialità con le sue tre anime: la linea contemporary Woolrich John Rich & Bros, le coperte in lana e l'outdoor, attualmente diffuso negli Stati Uniti, che viene rilanciato con Goldwin Inc.. Un universo completo, che ora Cané e Cristina Calori vogliono riunire in un'unica etichetta.

 

«A tal fine - anticipa Canè - abbiamo dato l'incarico a Paula Scher, famosa graphic designer e pittrice americana, il compito di studiare tutto il rebranding: un progetto che partirà dalla fall-winter 2019».

 

Dopo una tappa così impegnativa come l'apertura di Milano, costata circa 1,3 milioni di euro, Canè prende un attimo di respiro, ma senza esagerare: «Dobbiamo pensare alle prossime aperture: New York e Londra, e poi ci sarà Tokyo, che inauguriamo con Goldwin».

 

C'è un mondo da conquistare e ci sono pagine bianche ancora da scrivere, tra cui gli Stati Uniti, dove il marchio deve ancora esprimere le sue potenzialità e, all'orizzonte, la Cina, dove si pensa a una joint venture con un partner locale per lo sviluppo retail sul territorio.

 

Capitoli da scrivere a ritmi serrati, perché gli impegni sono tanti e l'obiettivo della label da 190 milioni di dollari di fatturato nel fiscal year 2016 è ambizioso: una crescita media del 12% ogni anno, fino al 2020, quando si punta a raggiungere i 300 milioni di dollari. Poi una nuova avventura: la quotazione in Borsa.

 

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