TRIMESTRALI

Pandora: exploit in Asia Pacifico, frenano gli Usa

Sale a 5.159 milioni di corone danesi (circa 693 milioni di euro) il fatturato del gruppo Pandora nei primi tre mesi del 2017, con un +9% o +8% in valuta locale. Il canale retail, che rappresenta il 38% del turnover, mette a segno un +39%.

 

L'incremento like-for-like delle vendite nei monomarca del brand di gioielli - per il quale si rafforza il ruolo di anelli, orecchini, collane e pendenti, cresciuti del 48% e attraverso i quali l'azienda realizza ormai il 25% delle vendite - si attesta su un +8%.

 

Tra i mercati, in pole position Francia e Italia, che trainano il business nella regione Emea, in aumento del 5%. Negativo, tuttavia, l'impatto della svalutazione della sterlina inglese.

 

Oltre l'Europa, la battuta d'arresto nel continente americano (-5%, includendo l'impatto negativo causato dalla riorganizzazione della rete distributiva negli Usa) viene controbilanciata dall'exploit dell'Asia Pacifico, +44%.

 

Il margine lordo è stato del 73,3% contro il precedente 74,6%, «influenzato negativamente dalle oscillazioni della valuta e dal product mix».

 

L'ebitda oscilla intorno ai 1.879 milioni di corone danesi (circa 253 milioni di euro), con un ebitda margin del 36,4% (37,1% nell'analogo quarter del 2016). 1.182 milioni di corone (circa 159 milioni di euro) è la cifra relativa al free cash flow.

 

Durante i primi tre mesi del 2017 Pandora ha distribuito 1.332 milioni di corone (intorno ai 179 milioni di euro) agli shareholder, attraverso un dividendo ordinario di 9 corone per azione (circa 1 euro), corrispondenti a 1.007 di corone (circa 135 milioni di euro) e a uno share buyback per un valore di 325 milioni di corone (circa 44 milioni di euro).

 

A seguito dei risultati del primo trimestre 2017, la società renderà un dividendo trimestrale di 9 corone per azione (circa 1 euro) agli azionisti, per un totale di 1.006 milioni di corone, circa 135 milioni di euro.

 

Le previsioni sul fiscal year restano invariate: il fatturato dovrebbe attestarsi sui 23-24 miliardi di corone (circa 3-3,2 miliardidi euro), con un margine ebitda del 38%.

 

Il ceo Anders Colding Friis ha sottolineato il riscontro soddisfacente nel nostro Paese, in Francia e in Cina, ma anche in aree tutte da sviluppare come l'Australia, che ha messo a segno un +27%. Resta il tallone d'Achille degli States, «dove il contesto retail resta difficile». Quanto al prodotto,«continuiamo a fare progressi, con l’obiettivo di diventare un full jewellery brand».

 

stats