Tessile

Filatura made in Italy: la discesa c'è ma rallenta

Nel 2014 la filatura italiana ha totalizzato ricavi pari a 2,9 miliardi di euro, in calo del 2%, dopo il -4,3% del 2013 e il -7,8% del 2012. Meno intensa anche la discesa dell'export, nelle stime di Smi-Sistema Moda Italia elaborate in occasione di Pitti Filati.

 

Le esportazioni del settore (nella foto, i filati di Olimpias, gruppo tessile dei Benetton) hanno totalizzato 871 milioni di euro, in calo del 3% (-3,4% nel 2013 e -6,8% nel 2012). Sulle vendite estere (circa il 30% del fatturato totale del settore) pesa, in base alle analisi di Smi, l'andamento della filatura laniera (-5,6%), mentre sono tornati a crescere i comparti liniero (+19,3%) e cotoniero (+1,9%).

 

Anche l'avvio del 2015, in base ai dati disponibili al 30 marzo, mantiene il segno negativo nelle esportazioni: -4% la performance, per effetto, del -5,1% dei fili in lana e del -2,4% di quelli in cotone. La produzione in lino, invece, continua a essere apprezzata (+4,2%). Più in generale, i ricercatori parlano di una filatura «affaticata», rispetto ad altri comprati della filiera, che potrebbe restare in calo per tutta la prima parte dell'anno.

 

Hong Kong risulta il maggiore acquirente di filati made in Italy in lana pettinata (il segmento che ha più appeal all'estero), con una spesa in aumento del 9% nel primo trimestre 2015. Il secondo maggiore cliente di questo tipo di filo è la Romania (principalmente per effetto della delocalizzazione di numerose aziende europee) i cui acquisti, però, sono diminuiti del 33% nel quarter. Seguono Germania (-6,5%), Francia (-20%) e Repubblica Ceca (+21,9%).

 

La produzione nazionale è apprezzata anche per le proposte cardate, che vedono in cima alla lista dei top buyer di nuovo l'ex colonia britannica (+15,6% nel trimestre). Il Regno Unito è al secondo posto, con importazioni salite del 20,6%. Seguono la Croazia (-49%), la Tunisia (+36,9%) e il Portogallo (+56%).

 

Per quanto riguarda i filati in cotone, il principale Paese di destinazione è la Germania, che tuttavia ha ridotto gli acquisti (-3,8%). La seguono mercati come la Repubblica Ceca (-9,1%), l'Austria (+22,5%), la Croazia (+18,3%) e l'Inghilterra (+37,7%). Nel segmento chimico-lana il maggiore buyer è la Turchia (-1,8%), seguita da Hong Kong, in forte accelerazione (+38,6%). La Croazia è al terzo posto (-1,1%), davanti a Francia (+14%) e Romania (+68,8%).

 

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