Tessile e moda

Smi come una holding sotto la presidenza di Marino Vago

«Arrivare ad avere un sistema unico, coeso, specie a livello internazionale»: è uno dei principali obiettivi di Marino Vago, nuovo presidente di Sistema Moda Italia-Smi, mentre il settore è visto in leggera accelerazione, sostenuto dalla filiera a valle.

 

«L'importante lavoro durante il mandato di Claudio Marenzi ha dato risalto e visibilità al nostro sistema e ha portato a benefici evidenti anche nei numeri del settore» ha dichiarato il neopresidente in un incontro con la stampa oggi, 3 maggio, a Milano.

 

«Ottenuto questo risultato - ha proseguito - va ricompattato il fronte, perché anche se non in contrapposizione, i vari segmenti non sono uniti».

 

«Presentarsi come un sistema globale è un valore aggiunto - ha spiegato Vago - non solo se si parla di vendita di prodotti ma anche in termini di servizi e di rappresentanza».

 

L'imprenditore della nobilitazione tessile (con la Vago Spa), che vanta trascorsi al vertice degli industriali di Varese, nonché alla vicepresidenza degli industriali della Lombardia e di Confindustria (con la presidenza Montezemolo), immagina l'organizzazione «come una holding, dotata di strumenti operativi come fiere, centri tecnologici e di ricerca».

 

Mai come in questa fase, a suo avviso, è importante per il settore far leva sul valore della sostenibilità, «ma servono regole di ingaggio comuni». Per questo il tavolo sulla sostenibilità avviato con Camera Moda è «un confronto giusto, per dare indicazioni chiare di cosa si intende per sostenibilità e fornire informazioni corrette al consumatore».

 

Inoltre, tenuto conto che i Millennials e post-Millennials sono generazioni che si informano prima di acquistare, il tessile-moda deve imparare a comunicare i valori della filiera «costruendosi una reputazione digitale, in maniera volontaria».

 

A proposito di un tema caldo come le minacce di imposizione di nuovi dazi da parte del presidente Usa, Donald Trump, Vago ha parlato di segnali che alimentano l'incertezza ma che non si possono controllare.

 

«Fortunatamente il tessile-moda italiano esporta in molti Paesi: è poco probabile che tutti scendano in contemporanea» ha detto, ricordando la ripresa dell'export in Russia nel 2017 (+10,9%) e la crescita in Cina (+3,9% con Hong Kong). 

 

Quanto alla situazione interna all'Italia, a nove settimane dal voto e i falliti tentativi di formare un governo, «impone cautela» fra gli imprenditori italiani.

 

Per i buyer esteri, quanto sta avvenendo probabilmente è di difficile comprensione. «Sanno che non sempre diamo il meglio di noi - conclude il presidente di Smi - ma poi ci apprezzano». 

 

Nelle stime messe a punto da Confindustria Moda con l'università Liuc, rese note ai primi di marzo, il tessile-moda italiano dovrebbe crescere del 2,6% circa nei primi sei mesi del 2018, per effetto di un incremento intorno al 3% del fatturato dell'abbigliamento-moda e di una crescita poco sopra il 2% dei ricavi delle imprese tessili. Nel 2017 il giro d'affari del comparto ha raggiunto i 54,12 miliardi di euro, in aumento del 2,4% rispetto al 2016. 

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